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Si del Senato: la Convenzione di Istanbul è legge Stampa E-mail

Con il “sì” unanime del Senato, la Convenzione di Istanbul è legge. Dopo la votazione alla Camera, preceduta anche da qualche polemica per l’assenza di molti parlamentari durante le discussioni precedenti, il Senato ha approvato all’unanimità la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione della violenza contro le donne e contro gli abusi domestici, siglata nella città turca nel maggio del 2011. La norma entra così nell’ordinamento giudiziario del nostro Paese. Prima della votazione, l’aula ha osservato un minuto di raccoglimento per ricordare, “tutte le donne, ragazze, bambine che hanno subito violenza fisica e psicologica”, ha affermato la vice presidente di palazzo Madama, Linda Lanzillotta.

La Convenzione è stata firmata dall’Italia, dall’allora ministro Elsa Fornero, nel settembre scorso a Strasburgo. Con il via libera di Palazzo Madama, è il quinto Paese ad aver ratificato la Convenzione, che però, per entrare in vigore, ha bisogno della ratifica di dieci Paesi, di cui almeno otto membri del Consiglio d’Europa.

“Il nostro Paese ha compiuto un grande passo nella lotta alla violenza di genere”. Il ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem ha espresso grande soddisfazione per il voto di Palazzo Madama. “Con il voto di oggi – ha esordito il ministro – l’Italia vuole ripagare un debito, incolmabile, nei confronti delle tante donne uccise dai mariti, fidanzati, partner o ex partner violenti ed intende tutelare e proteggere le donne dalla violenza maschile”. Poi ha spiegato: “Mancano ancora cinque firme per arrivare ai dieci Paesi europei necessari per l’entrata in vigore, ma ritengo che dobbiamo partire coi lavori per quanto riguarda le richieste della Convenzione di Istanbul”. Precisando inoltre che “occorre dare una lettura a 360 gradi del fenomeno per capirne le origini, le forme e i modi per combatterlo, altrimenti le azioni non sono efficaci”, il ministro ha ricordato che “proprio ieri sono stati avviati i lavori della task force interministeriale da cui mi aspetto risultati concreti”. Idem ha quindi sottolineato il ruolo importante dei Centri antiviolenza: “la Convenzione di Istanbul chiede un numero preciso di centri e ad oggi in Italia siamo appena al 10% di quanto richiesto dalla Convenzione. La rete dei centri va estesa. So che il problema è sempre quello delle risorse, ma non mi fermerò di fronte a risposte negative, i centri se non vengono finanziati scompaiono”.

Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha inoltre tracciato una linea comune da seguire: “L’impegno corale ed unitario delle forze politiche è un segnale di alto valore e significato per la sempre maggiore affermazione dei diritti della donna nella società. Adesso è prioritario proseguire nell’azione di sensibilizzazione verso i nostri partner affinchè ratifichino al più presto la Convenzione e ne permettano la rapida entrata in vigore”. “La Convenzione di Istanbul – ricorda al contempo il Ministro Bonino – prevede impegni legislativi per la modifica del nostro ordinamento su materie molto complesse. Intendo seguire con grande attenzione, in raccordo con i Ministeri competenti e con il Parlamento, il percorso di attuazione della Convenzione. Dobbiamo essere i primi – sottolinea Emma Bonino – ad attuare a casa nostra le “tre p” di Istanbul: prevenire la violenza, proteggere le vittime, punire i colpevoli”.  

Per la presidente della Camera Laura Boldrini aver ratificato la Convenzione “è un segnale importante, soprattutto perché per la prima volta i maltrattamenti contro le donne vengono inseriti nell’ambito della violazione dei diritti umani. Adesso però è necessario dare seguito all’impegno preso dal Parlamento con la ratifica. E dare seguito significa soprattutto trovare la copertura finanziaria per le misure che la Convenzione ci richiede, misure innanzitutto preventive. Senza mai dimenticare che la battaglia che abbiamo di fronte è prima di tutto culturale“.

Anche dal Consiglio d’Europa è arrivato il plauso alla votazione italiana: ”La ratifica del Senato della Convenzione di Istanbul è un atto di primaria importanza per il Consiglio d’Europa, data la sensibilità dell’argomento e la tremenda attualità degli episodi di violenza sulle donne in Italia”, ha dichiarato la Vice Segretario Generale del Consiglio d’Europa, Gabriella Battaini Dragoni. “Ora attendiamo a Strasburgo all’inizio di luglio il Ministro delle Pari Opportunità, Josefa Idem – ha concluso Dragoni - per la cerimonia ufficiale di ratifica e per un ampio approfondimento di questi temi che hanno visto l’Italia in prima linea sul piano internazionale”.

 
Studio OMS: la vilenza sulle donne è un'epidemia mondiale Stampa E-mail

Una donna su tre nel mondo è vittima di violenze da parte del partner o di violenze sessuali esercitate da altri, secondo un rapporto dell’Oms, che si basa sulle stime di dati sulla popolazione di 81 Paesi. La violenza fisica o sessuale colpisce più di un terzo delle donne nel mondo (35%) e la violenza domestica inflitta dal partner è la forma più comune (30%). Stime prudenti, perché molti casi non vengono denunciati. I dati, scioccanti, sono stati denunciati oggi a Ginevra dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). «La violenza contro le donne è un problema mondiale di salute pubblica di proporzioni epidemiche», ha dichiarato Margaret Chan, direttore generale dell'Oms, presentando il «primo studio sistematico» mai condotto con dati globali, redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con la London School of Hygiene and Tropical Medicine e con il Consiglio sudafricano della Ricerca medica e presentato giovedì a Ginevra.

 

LO STUDIO - Lo studio ha analizzato in maniera sistematica i dati relativi a 169 Paesi negli ultimi 20 anni. In particolare sono stati presi in esame 492.340 casi di omicidio, da 118 studi condotti in 66 Paesi. E secondo gli autori, in almeno in un caso di femminicidio su 5 non sono stati riportati legami, pur esistenti, tra assassino e vittima.

FEMMINICIDI - I risultati, pubblicati sulle riviste Science e The Lancet evidenziano come almeno un omicidio ogni sette nel mondo (13,5%) sia commesso fra le mura di casa per mano del partner. I compagni di vita sono ritenuti responsabili di una quota tra un terzo e la metà di tutti i femminicidi, mentre solo il 6,3% degli omicidi maschili avviene per mano della partner. Il Paese dove le donne sono più a rischio è il Sud-est asiatico, dove più della metà (58,8%) degli omicidi avviene per mano di mariti, fidanzati o compagni. A seguire ci sono i Paesi ad elevato reddito (41,2%), tra i quali è presente anche l’Italia; le Americhe (40,5%) e l’Africa (40,1%). Nei Paesi a medio e basso reddito europei e del Pacifico occidentale i femminicidi ad opera del partner sono molto meno frequenti, circa un caso su 5, e nelle regioni del Mediterraneo orientale ancora meno (14,4%).

LE CONSEGUENZE DEGLI ABUSI - «Tutte le fasce d'età sono colpite», anche se i numeri sono un po' inferiori tra le giovani o le donne in età più avanzata - ha detto Flavia Bustreo, vice direttore generale dell'Oms per la salute della famiglia, delle donne e dei bambini. «Nel mondo, inoltre, il 38% sul totale degli omicidi di donne sono compiuti dai partner. E sono colpite tutte le regioni e le classi sociali». Per le donne vittime di violenza da parte del proprio partner, la probabilità di depressione è quasi due volte più alta rispetto a chi non ne ha subite, così come quella di avere problemi di abuso d'alcol. Salgono anche i rischi di contrarre malattie sessualmente trasmissibli, di aborto e di aver un bambino con un basso peso alla nascita.

PREVENZIONE - «I nostri risultati - ha spiegato Heidi Stockl, autrice dello studio - sottolineano che le donne sono sproporzionatamente vulnerabili alla violenza e all'assassinio da parte di un partner intimo e che le loro esigenze sono state trascurate per troppo tempo». Stockl punta il dito contro le istituzioni, ritenendo questi omicidi «il risultato finale di un mancato intervento da parte della giustizia contro la violenza domestica. C’è ancora molto da fare – aggiunge l’esperta – in particolare per aumentare gli investimenti nella prevenzione di questo tipo di violenza, per sostenere le donne coinvolte in questi episodi, e per controllare il possesso di armi per persone con una storia di violenza alle spalle.

LA CONVENZIONE DI ISTANBUL - L'Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un appello all'azione, fornendo una serie di raccomandazioni al settore della salute. È importante che il personale sanitario sia sensibilizzato e formato per dare adeguata assistenza alle vittime. E fondamentale la prevenzione e l'educazione dei bambini e dei giovani. C'è ancora il concetto che «la violenza contro le donne è tollerabile o, peggio, che ce se ne può vantare. E questo deve assolutamente essere cambiato - ha affermato Flavia Bustreo -. Bisogna far conoscere questo fenomeno e avere leggi che stabiliscano che la violenza contro le donne è un crimine», ha aggiunto. Bustreo si è quindi felicitata con l'Italia per la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa di Istanbul per la lotta alla violenza contro le donne. «Ci auspichiamo che altri Paesi del Consiglio Europeo la ratifichino presto» ha detto, sottolineando il ruolo di leadership svolto dalla presidente della Camera Boldrini e dal ministro degli Esteri Bonino.

 
Premio MELOGRANO II Edizione. Ecco il Bando per giovani donne Stampa E-mail
 Bando della Fondazione Nilde Iotti dal titolo “Premio Melograno" II Edizione. Un premio per le donne e per la convivenza tra i popoli.

Si celebrerà a Roma, il 14 dicembre 2013, la seconda edizione del Premio Melograno della Fondazione Nilde Iotti. Il Premio Melograno assegna ogni anno un riconoscimento a due donne, una italiana ed una nuova italiana di origine straniera impegnate nelle nuove sfide della società multiculturale italiana.Quest’anno è rivolto alle giovani donne per conoscere e valorizzare le loro esperienze positive di integrazione. La scadenza per la partecipazione al bando è fissata per il 30 settembre 2013. Per maggiori informazioni e per scaricare il bando integrale accedi al seguente link: http://www.fondazionenildeiotti.it/melograno_1.php?melograno_id=11

 
Il tuo Capo? meglio donna. I risultati di una ricerca di Harward Business Review Stampa E-mail
L'Harvard Business Review ha pubblicato di recente i risultati di una ricerca internazionale di Zenger-Folkman, secondo cui in azienda le donne sono leader migliori dal punto di vista di collaboratori e dipendenti.

Le caratteristiche che rendono le donne capi migliori? Doti organizzative, capacità di ispirare e motivare, saper costruire relazioni solide e favorire il lavoro di squadra. Nonostante tutto ciò, il 64% dei dirigenti è ancora di sesso maschile, ma non in Italia dove le donne sono solo il 14% nel privato.

Un'altra indagine, questa volta della Commissione europea, svela che i cittadini europei e italiani non avrebbero problemi ad avere una donna nella più alta carica politica del proprio paese.

La leadership femminile sembra dunque apprezzata e ricercata. Eppure, qualcosa non torna. In occasione dell8 marzo, infatti, Manageritalia ha presentato un rapporto  che svela una realtà scomoda da accettare: d’accordo, apprezziamo le donne leader, ma che
non siano le nostre mogli o madri, facciano carriera le altre insomma. Nel vissuto quotidiano l
Italia sembra vivere ancora un Medioevo delle pari opportunità. I dati dellorganizzazione dei manager del terziario e del commercio sono inequivocabili: i pregiudizi sono duri a morire. Pensate che per il 77% del campione intervistato esclusiva femminile è la gestione della casa, per il 56% gli acquisti e per il 50% i rapporti con i figli.

Un dato su cui riflettere è che l87% delle stesse donne si rispecchiano nel modello cenerentola. I condizionamenti culturali sono forti, ma soprattutto sono la società e il mondo del lavoro che in Italia scoraggiano le pari opportunità e ostacolano ad esempio la flessibilità e un superamento di logiche vecchie. Per capire di cosa stiamo parlando basti pensare che nelle nostre aziende viene ancora premiato il lavoratore che si ferma fino a tardi in ufficio, in barba a una visione più corretta e logica, che dovrebbe gestire le persone per obiettivi e valutarle sui risultati raggiunti.

Gli interventi e le proposte per smantellare questo castello di stereotipi e di problemi conseguenti devono arrivare anche da singole iniziative e
progetti delle associazioni professionali come la nostra, dove il Gruppo Donne Manager propone delle soluzioni che danno una risposta all
esigenza di pari opportunità e di conciliazione vita-lavoro. Non dimentichiamoci poi che lobiettivo non è solo quello di bilanciare il lavoro di tutti, delle donne ma anche degli uomini, con la vita personale, ma soprattutto quello di far crescere la produttività delle aziende.

In un momento come quello che stiamo vivendo, le pari opportunità devono essere dunque un volano per la crescita, non uno slogan e un mazzo di mimose
tirati fuori per sentirci a posto con la coscienza.

 
EUROPA: 8 marzo 2013 Stampa E-mail

8 marzo 2013

Nella giornata di oggi, 8 marzo, il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo riafferma il suo impegno nella lotta per i diritti delle donne in Europa e nel mondo. Il Gruppo S&D ha stabilito 5 priorità affinché la parità di genere diventi realtà.

Hannes Swoboda, presidente del gruppo S&D, ha sottolineato l’importanza dell’uguaglianza: “L’uguaglianza di genere è un principio fondamentale per i partiti, i movimenti e le politiche progressiste. Le donne costituiscono la metà del nostro mondo e la metà dell’Europa, ma ancora non abbiamo raggiunto la parità in termini di stipendi, accesso al lavoro e opportunità. Le cinque aree chiave dove concentreremo i nostri sforzi per combattere le disparità di genere sono: gap dello stipendio, povertà, disoccupazione, insicurezza lavorativa e violenza. Generazioni di donne e uomini coraggiosi hanno combattuto per l’uguaglianza e oggi dobbiamo raggiungerla”.

Corina Creţu, vicepresidente S&D e responsabile per la questione di genere, ha ribadito la gravità dell’impatto della crisi sulle donne: “Le donne in Europa e nel mondo hanno subito maggiormente l’impatto della crisi rispetto agli uomini. Le misure di austerità hanno amplificato ulteriormente questo fatto, risultando in una maggiore disoccupazione, più vulnerabilità e un aumento della violenza. Il gruppo S&D nella Commissione per i diritti delle donne sta lavorando su diversi rapporti che intendono trovare soluzioni concrete a questi problemi”.

Zita Gurmai, eurodeputata S&D e presidente delle Donne del PSE, ha aggiunto: “Troppo spesso le disparità di genere sono discusse solo nella Giornata internazionale della donna o quando accadono tragedie che coinvolgono le donne. Il gruppo S&D lavora affinché la parità di genere sia una priorità ogni giorno. La priorità fondamentale è quella di porre fine alle disuguaglianze nello stipendio. Non possiamo tollerare il fatto che lo stipendio delle donne sia del 16.2% inferiore rispetto a quello maschile alle stesse condizioni di lavoro. Questo risulta anche in disparità nelle pensioni, aumentando il rischio di povertà per le donne”.

Di seguito un’infografica sulle disparità tra uomini e donne in ambito lavorativo:

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