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MARRAKECH: PRIMO SINDACO DONNA Stampa E-mail

RABAT - «Non ho la bacchetta magica, ma certamente a differenza di quanto avvenuto in passato cercherò di ascoltare e dare risposte alle richieste dei miei cittadini». È con queste parole, riprese dal giornale arabo 'al-Hayat', che Fatima al-Mansouri, avvocato, si è presentata come sindaco di Marrakech nella sua prima intervista. La politica marocchina si è appena insediata come sindaco di una delle più importanti città del Paese, ottenendo in consiglio comunale 54 voti contro i 33 conquistati dal rivale, il sindaco uscente Omar al-Jazuli dell'Unione costituzionale.

LE DONNE - La novità di queste ultime elezioni comunali, svoltesi lo scorso 12 giugno, è quindi l'elezione per la prima volta di un sindaco donna. Sin dalla presentazione delle liste era evidente che le donne sarebbero state protagoniste di questa tornata elettorale se si considera che sono stati eletti più di tremila consiglieri comunali donna.

"Dopo le europee - dichiara Valeria Ajovalasit, Presidente Nazionale Arcidonna - in cui l'Italia perde ulteriormente posizione nella classifica europea per numero di donne elette, arriva una lezione di democrazia dal Marocco; più di tremila consiglieri comunali donna nell'ultima tornata elettorale. Un ottimo risultato che fa ben sperare. Alla neosindaca da parte nostra un grande in bocca al lupo e i migliori auguri di buon lavoro".

CARRIERA
- La Mansouri, 33 anni, non è nuova alla politica. Figlia dell'ex Pasha di Marrakech, con un ex ambasciatore in famiglia, ha studiato in Francia. Pur essendo legata al "partito dell'Autenticità e modernità" (Pam), creato nel 2008 da Fuad Ali El Himma e molto vicino al sovrano marocchino Mohammed VI, è stata eletta anche con i voti del partito islamico di "Giustizia e sviluppo". L'elezione del primo sindaco donna in Marocco è da considerarsi come una vittoria del "partito dell'Autenticità e modernità". Il risultato, infatti, è l'esito di una lunga trattativa con gli altri partiti ai quali è stato assicurato l'appoggio per l'elezione di altri sindaci, come ad esempio quello di Casablanca. L'elezione del primo sindaco donna in Marocco rientra all'interno di un lungo lavoro avviato dal re Muhammad VI per consentire una maggiore partecipazione delle donne alla vita pubblica ed è stata preceduta dalla nomina di una donna alla carica di prefetto di Casablanca. Alle elezioni comunali del 12 giugno, il Pam si è aggiudicato 6.015 seggi su un totale di 27.795, superando con il 21,7 per cento dei voti l'Istiqlal, il partito del primo ministro Abbas El Fassi.

 
USA: Obama nomina una donna alla Corte Suprema Stampa E-mail

E' l'ispanica Sonia Sotomayor. Dall'America un ulteriore segnale di innovazione e modernità, mentre in Italia, in piena decadenza, si continua a parlare di starlette e minorenni.

 

 

WASHINGTON (USA) - Il Presidente americano, Barack Obama, ha nominato Sonia Sotomayor, attuale giudice di corte di appello federale, come nuovo giudice della Corte suprema al posto del dimissionario David Souter. Sotomayor, 54 anni, sarà il primo giudice di origine latina a prestare servizio presso la Corte suprema, qualora la sua nomina venisse ratificata dal Senato.Obama ha spiegato di aver cercato per l'incarico un giudice con la consapevolezza dei limiti del proprio ruolo, ma anche con "esperienza di vita", non solo conoscenza delle leggi.

Sonia Sotomayor è "una donna che ispira, e che sarà un grande giudice della Corte Suprema", ha affermato il presidente. Oltre alle doti giuridiche, il presidente ha sottolineato la biografia della Sotomayor, la sua infanzia nelle case popolari del Bronx, il fatto di essere stata cresciuta da una madre vedova che è riuscita a farle frequentare le migliori università. Orfana di padre da quando aveva 9 anni, l'infanzia passata nelle case popolari del Bronx con il sostegno agli studi perseguito dalla madre - "eravamo gli unici bambini ad avere l'Enciclopedia britannica a casa", ricorda - è un esempio di success story per tutte le minoranze etniche. E un vero mastino in aula, dicono i suoi colleghi. Parla spesso dei tribunali come di "ultimo rifugio degli oppressi" e si autodefinisce come una "pragmatica con i piedi per terra". Divorziata, senza figli, è considerata per opinione comune una grande appassionata del suo lavoro. Ma anche molto intransigente e poco incline al compromesso.

E proprio la sua storia e il suo radicamento nel sociale hanno fatto pendere la bilancia della scelta di Obama verso di lei. Lo ha detto lo stesso presidente presentandola: "Non ha mai dimenticato da dove proviene", dotata di professionalità ma anche di "esperienza di vita" e sarà una donna capace di "ispirare", un modello insomma. Proprio come lo è il presidente.

SONIA - Sonya Sotomayor è una giurista che si è fatta da sè. Di origine portoricana, è nata e cresciuta nelle case popolari del Bronx e ha dato la scalata alla magistratura passando per la leggendaria scuola di legge di Yale, dove si sono laureati anche l'ex presidente Bill Clinton e sua moglie e attuale Segretario di Stato Hillary Clinton. La Sotomayor è la terza donna mai nominata alla Corte Suprema e, come detto, potrebbe essere il primo giudice di origine ispanica nella sua storia, una volta superato lo scoglio dell'esame del Senato. La Sotomayor era stata nominata nel 1991 dal presidente repubblicano George H.W. Bush alla corte federale del distretto sud di New York. Il presidente Clinton l'aveva promossa alla Corte d'appello.


I giudici donna
La professione di magistrato ai massimi livelli è diventata appannaggio delle donne solo in tempi recenti, come dimostrano le statistiche. Sono oltre 200 le donne giudice tra corti distrettuali e corti d’ appello federali, circa un quarto del totale, e oltre cento sono quelle designate nelle massime corti statali, mentre circa un terzo dei chief justice statali sono donne. In una paese in cui 1,2 milioni di persone esercitano la professione legale, circa il 45% degli associati di studio sono legali donne, e il 18% soci. Così come sono donne un quinto dei rettori delle facoltà di legge.

 
KUWAIT: 4 LE DONNE IN PARLAMENTO Stampa E-mail

Solo nel 2005 avevano conquistato il diritto di voto. Oggi sono 4 le donne neoelette al Parlamento kuwaitiano.

Con una spallata alle forze più conservatrici del paese, i kuwaitiani chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento hanno scritto una rivoluzionaria pagina di storia eleggendo, quattro donne.

Per la prima volta quattro donne hanno conquistato altrettanti seggi nel parlamento del Kuwait. Le donne hanno ottenuto il diritto di voto e di candidarsi nel 2005 ma sia nelle elezioni del 2006 che in quelle del 2008 non era mai accaduto che una donna fosse eletta. Nelle ultime elezioni, c'erano 16 donne tra i 210 candidati ai 50 posti al parlamento. A conquistare i seggi sono state le due candidate liberali Aseel Awadhi and Rola Dashti, entrambe hanno studiato negli Usa. L'ex ministro della salute Massouma al-Mubarak, che è stata il primo ministro donna nel 2005, e un'altra candidata Salwa al-Jassar, avranno un posto nel nuovo parlamento del Kuwait.

Dal voto è emersa anche un’importante perdita di consenso dei fondamentalisti musulmani, che sono passati da 24 seggi ai 16 attuali. Il Kuwait non riconosce ufficialmente i partiti. I candidati possono essere indipendenti, appartenere a gruppi o rappresentare semplicemente le loro tribù. I kuwaitiani alle urne hanno detto di essere stanchi delle contese fra deputati e membri dell’esecutivo, che hanno portato a tre elezioni e addirittura cinque governi in tre anni. Le crisi politiche hanno di fatto congelato lo sviluppo nel ricchissimo paese petrolifero in un momento in cui si trova ad affrontare la pesante congiuntura economica globale e sono crollati i proventi delle vendite dell’oro nero, che rappresentano il 90% delle entrate del Paese arabo.

LA SITUAZIONE - Nell’emirato conservatore, fra le rarissime democrazie del Golfo, il Parlamento conta 50 seggi, il trono è ereditario e il sovrano nomina il primo ministro. Sempre l’Emiro decide quando sciogliere la Camera. I risultati ufficiali delle consultazioni di sabato sono stati annunciati dalla magistratura ai microfoni della tv di Stato. Il Kuwait guida la regione nella lunga marcia della conquista per i diritti politici del popolo. Diversi osservatori, però, sostengono che la stabilità e l’economia abbiano molto risentito di un ruolo eccessivamente forte del parlamento, che l’ha portato a frequenti scontri con i ministeri del governo che sono ancora selezionati e governati dalla famiglia reale. Il voto di sabato è risultato da uno di questi conflitti, che ha portato l’emiro a sciogliere il parlamento e convocare le elezioni, per la seconda volta in un anno.

19 maggio 2009

 
Solidarietà alle donne afgane: sit in a Roma mercoledì 6 maggio Stampa E-mail

La legge schiavista che si vuole approvare in Afganistan – che chiamano nuovo diritto di famiglia- prevede l’obbligatorietà per la moglie di ogni atto sessuale richiesto dal marito, trasformando la libera sessualità coniugale in stupro; obbliga le donne a non opporre resistenza; vieta loro di uscire di casa, cercare lavoro, frequentare la scuola, né possono andare dal medico senza il permesso del marito; affida la custodia dei figli esclusivamente a padri e nonni.
I diritti delle donne sono diritti umani (ONU) e per affermarli troppe donne afgane sono state uccise negli ultimi anni. Quelle che nei giorni scorsi hanno manifestato contro questa legge sono state prese a sassate!

 

Non dobbiamo lasciarle sole.

Mercoledì 6 maggio 2009 dalle 17 alle 19, davanti all’Ambasciata dell’Afganistan,

Via Nomentana 120 Roma

 
Per chiedere al Presidente Karzai e al Parlamento afgano che la vita, la libertà, il corpo delle donne non siano mai oggetto di trattativa –aperta o sotterranea- sia con i talebani che con le istituzioni locali

Per chiedere che l’Italia, che sostiene anche con i propri  soldati il Governo  afgano, faccia sentire la sua voce e, tenendo conto anche della risoluzione approvata a maggioranza dal Parlamento Europeo il 24/04/09 sui diritti delle donne afgane, si adoperi perché la legge non sia solo bloccata, ma RITIRATA.

Per sottolineare che senza la presenza attiva delle donne il Governo attuale sarà sempre debole e a rischio di fondamentalismo.

Per ricordare la ferocia dell’occupazione talebana basata sulla schiavitù totale delle donne alle quali l’ unico protagonismo concesso è quello di essere Kamikaze!   

Durante il sit-in una delegazione porterà queste richieste all’Ambasciatore dell’Afganistan perché le inoltri al Presidente Karzai. 


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Solidarietà alle Donne Afgane!

 Contro ogni loro sconfitta perché sarebbe anche la nostra

 

 
RU486: Affondo del Vaticano, Arcidonna no alle ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche Stampa E-mail

Ancora una volta il Vaticano condanna la pillola abortiva Ru486. «Non è un farmaco innocente per la salute delle donne»,ha detto il presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, il cardinale Javier Lozano Barragan.

Cosa significa avere un figlio fuori dal matrimonio e tutte le difficoltà in cui si possono trovare le persone in questi casi: è un dramma, ma c'è anche una gerarchia dei drammi e il dramma peggiore e più grande è la morte, tanto più se inflitta ad una persona innocente come un figlio che deve nascere». Per il cardinale abortire vuol dire «togliere la vita una persona innocente, l'embrione è un essere umano con tutti i diritti».

Occorre considerare gli innumerevoli casi in cui una donna è incinta contrariamente alla sua volontà – dichiara valeria Ajovalasit, Presidente nazionale di Arcidonna – come per esempio i casi di violenza sessuale che invadono le cronache di tutto il mondo. La libertà di scelta è un diritto in ogni paese democratico. Ostacolare e/o impedire la scelta drammatica di una donna, tanto più se vittima di violenza, è anch’essa una violenza. In uno stato laico e democratico – contnua la presidente - nessuna dottrina può essere imposta per legge.

 
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