Osservatorio di genere




 

Arcidonna
"Stai zitta e va' in cucina" - Domenica 25 ottobre colazione con Filippo Maria Battaglia presso la libreria Modisvivendi Stampa E-mail

Vi aspettiamo Domenica 25 Ottobre presso la libreria Modusvivendi di Via Quintino Sella 79.


Dalle 9,30 colazione con caffè cornetti e quotidiani in consultazione.

Alle 11 presentazione di "Stai zitta e va' in cucina - Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo"" (Bollati Boringhieri) di Filippo Maria Battaglia.

Con l'autore dialogano Valeria Ajovalasit e Simona Mafai.

 

A casa sono le regine indiscusse, fuori le suddite sottomesse. Viste dalla politica, le donne italiane devono essere così. «La moglie fa la moglie e basta», deve essere «remissiva», ha molti doveri, pochi diritti e «specifiche attitudini». Se la donna è emancipata diventa subito di «facili costumi», se è bella «è per questo che fa carriera», se è brillante non può che essere «abilmente manovrata».
Stai zitta e va’ in cucina è la storia degli insulti, delle discriminazioni e dei pregiudizi politici nei confronti delle donne. Ed è una storia a cui prendono parte quasi tutti: i padri costituenti e Beppe Grillo, il Pci e Silvio Berlusconi, la Dc e i partiti laici, i piccoli movimenti e le grandi coalizioni. Da questo punto di vista, la politica italiana si mostra singolarmente unanime.
Nell’Italia repubblicana la crociata sessista arruola tutti: premier, segretari di partito, ministri, capi di Stato, giù giù fino all’ultimo portaborse sconosciuto. Dopo il suffragio universale, «concesso» nel ’45, il maschilismo italico si fa sentire già con la stesura della Costituzione, per proseguire fino ai giorni nostri, tra appelli, citazioni sofisticate e insulti da bettola.
Dalla battaglia sul divorzio alle norme contro la violenza sessuale, dall’accesso alla magistratura al dibattito sulle quote rosa, questo libro è un succinto racconto storico – incredibilmente attuale –, per capire come si è diffusa e perpetrata la misoginia politica in uno dei Paesi più maschilisti d’Europa.

Filippo Maria Battaglia (Palermo, 1984), giornalista di «Sky TG24», vive a Milano. Ha scritto tra l’altro per le pagine culturali di «Panorama», «Il Foglio», «Il Giornale», e del dorso siciliano di «Repubblica». Con Bollati Boringhieri ha pubblicato Lei non sa chi ero io! La nascita della Casta in Italia (2014). È inoltre autore di: A sua insaputa. Autobiografia non autorizzata della Seconda Repubblica (con A. Giuffrè, 2013) e I sommersi e i dannati. La scrittura dispersa e dimenticata nel ’900 italiano (2013). Ha curato diverse antologie giornalistiche, tra cui Scusi, lei si sente italiano? (con P. Di Paolo 2010) e Professione reporter. Il giornalismo d’inchiesta nell’Italia del dopoguerra (con B. Benvenuto, 2008).

Sponsor tecnico: The Hotel Sphere - Hotel Plaza Opera e Hotel Principe di Villafranca

 
Incontro 15 Aprile 2015 alle ore 15:00 Stampa E-mail

Arcidonna vi aspetta

Mercoledì 15 Aprile 2015 alle ore 15:00

in via Maltese n° 89 a Palermo
per l’evento del ciclo di seminari

“Vincere la violenza sulle donne


Nel corso dell’incontro “Educare alla cura come etica relazionale e virtù della resistenza” saranno prese in esame alcune storie presenti nel volume “Educatrici di società. Racconti di donne e di cura” a cura di Maria Antonietta Selvaggio.

Interverranno l'autrice Maria Antonietta SelvaggioValeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, e Ignazia Bartholini, docente dell’Università degli Studi di Palermo

Moderatrice Tiziana Martorana, giornalista Rai

 
Questa è l'Italia che ci piace e la Sicilia che vorremmo sempre Stampa E-mail

Auguri di buon lavoro da Arcidonna al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,

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Progetto di Arcidonna - VINCERE LA VIOLENZA sulla DONNA Stampa E-mail

Le parole chiave per combattere la violenza sulle donne sono tre:

prevenzione, educazione, cultura.

Il progetto VINCERE LA VIOLENZA sulla DONNA, gratuito e rivolto ad un max di 30 insegnati, comprende 7 incontri ( 4 ore ad incontro) per un totale di 28 ore + 1 seminario conclusivo.

L'impianto tematico prevede la programmazione didattica di genere come strumento di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza contro le donne.

Per richiedere maggiori informazioni scrivere all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
GOVERNO RENZI: 16 MINISTRI, OTTO LE DONNE Stampa E-mail

Sedici ministri: otto uomini e otto donne. E' la squadra di governo di Matteo Renzi, segretario del Pd e premier più giovane della storia d'Italia, con i suoi 39 anni. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. E per la prima volta parità assoluta. Un inizio pienamente democratico ed equilibrato che fa ben sperare, nonostante il compito di dare all'Italia una svolta concreta sia difficile e delicato. Alle ministre l'augurio di un buon lavoro e veri risultati. 

Affari esteri - Federica Mogherini (Pd)
Difesa - Roberta Pinotti (Pd)
Sviluppo economico - Federica Guidi
Salute - Beatrice Lorenzin (Ncd)
Istruzione, università e ricerca - Stefania Giannini (Sc) 
Riforme e rapporti col Parlamento - Maria Elena Boschi (Pd)
Semplificazione e P.a. - Marianna Madia (Pd)
Affari regionali - Maria Carmela Lanzetta (Pd).

 
DIRITTI: EUROPA CONDANNA L'ITALIA Stampa E-mail

L'Europa bacchetta l'Italia. Sul diritto di dare ai figli solo il cognome della madre. E ora il Belpaese dovrà correre ai ripari. Con una legge ad hoc. La Corte europea dei diritti umani, infatti, ha stabilito che i genitori hanno il diritto di dare ai propri figli anche il solo cognome della madre. Strasburgo ha così condannato l’Italia per aver negato a una coppia tale diritto. Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici indicano che l’Italia "deve adottare riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata". A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, genitori di Maddalena. La coppia fin dal 1999, quando lo Stato italiano gli impedì di registrare la figlia all’anagrafe con il cognome materno anziché quello paterno, si è battuta per vedersi riconosciuto questo diritto. Ora i giudici della Corte di Strasburgo riconoscono la discriminazione tra coniugi e il non rispetto della vita familiare e privata compiuta dallo Stato italiano nei loro confronti. I giudici sostengono che "se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne". Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi.

 
Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere: Report ISTAT, Sud Italia ancora arretrato Stampa E-mail
Gli stereotipi sono duri a morire, si dice. Ma non è sempre vero, se, come dice l’Istat, alcuni clichè sui tradizionali ruoli maschili e femminili sono stati superati perfino nel nostro Paese, storicamente lento ad avanzare nelle questioni di genere. C’è dunque, tra gli italiani, una maggiore apertura a una divisione più simmetrica dei ruoli in famiglia, a un maggiore investimento sui figli da parte degli uomini, all’ingresso delle donne nei luoghi decisionali. Peccato, però, che le donne debbano ancora fare più rinunce dei loro partner, sul lavoro, per motivi familiari. E che al Sud la situazione rimanga decisamente più arretrata che nel resto del Paese. L’Istat ha presentato oggi un report su «Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere», alla presenza del viceministro del Lavoro (con delega alle pari opportunità), Maria Cecilia Guerra. Un’indagine realizzata intervistando donne e uomini per capire la loro percezione su questi temi. È risultato che per la maggioranza (57,7%) la situazione degli uomini in Italia è migliore di quella delle donne: lo pensano le donne (64,6%) più degli uomini (50,5%). Per quattro persone su dieci (43,7%) la donna è vittima di discriminazioni rispetto agli uomini e anche in questo caso a pensarlo sono più le donne (49,4%). Ma, sorpresa, la maggioranza di esse pensa che le donne siano poco o per niente discriminate. Passi avanti si evincono dal fatto che il 77,5% della popolazione non è d’accordo nel ritenere che l’uomo debba prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia; inoltre, la grande maggioranza si dice poco o per niente d’accordo con le affermazioni «gli uomini sono dirigenti migliori delle donne» e «gli uomini sono leader politici migliori delle donne» (80,3% e 79,9%).
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8 Marzo 2015: Donne all'opera! Stampa E-mail

 
“Il bullismo si può sconfiggere” Stampa E-mail

In questo modo si conclude la lettera di Alice, la ragazza di 14 anni aggredita a Vigevano da tre studentesse, pubblicata ieri sul Corriere della Sera.
Parole coraggiose quelle pronunciate dalla giovane vittima di una violenza di gruppo inaspettata; parole che spingono a reagire agli atti di bullismo con il coraggio e la consapevolezza di chi sa che soltanto fidandosi degli adulti e parlando apertamente si abbatte il muro della violenza.

“La scuola è parte integrante della società e luogo primario dell’educazione al rispetto. Chiediamo che si tenga conto, all’interno della politica e per la costituzione della Buona Scuola, della necessità di combattere in maniera strutturale problemi come quello del bullismo e della violenza, per i quali diviene necessaria un’azione pervasiva all’interno delle scuole, troppo a lungo rimandata.

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25 NOVEMBRE 2014, GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE Stampa E-mail

Vivere liberi dalla violenza è un diritto fondamentale dell’individuo. Milioni di donne in tutto il mondo, però, vengono oggi picchiate, mutilate, rapite, stuprate, uccise impunemente.

 

Nonostante l’attenzione globale alla questione stia progressivamente crescendo, accompagnandosi a sempre maggiori tutele giuridiche e normative, i dati sulle violenze contro donne e ragazze rimangono troppo alti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo una donna su tre ha subìto violenza fisica o sessuale da parte del partner ed il 7% delle donne di tutto il mondo sarà prima o poi violentata da uno sconosciuto. L’Unicef conta 125 milioni di donne il tutto il mondo sottoposte a mutilazione genitale. A ciò si aggiungano i dati relativi al femminicidio che, soltanto in Italia, registrano un aumento delle vittime del 14% nell’ultimo anno: 179 donne uccise, una vittima ogni due giorni, sono i numeri che vengono fuori dal secondo rapporto Eures sul femminicidio in Italia, ricordando il  2013 come l’anno con la più alta percentuale di donne uccise mai registrata nel nostro paese.


Il 25 Novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999. Da Nord a Sud, l’Italia intera si mobilita con iniziative, spettacoli ed incontri di sensibilizzazione.

 

Arcidonna celebra questa giornata ricordando Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana impiccata nella prigione di Teheran, il 27 ottobre scorso, dopo 5 anni di prigionia.

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Conciliazione: congedi e telelavoro. Intervista alla viceministra Guerra Stampa E-mail
Congedi parentali, organizzazione dell'orario di lavoro nelle imprese, servizi come asili nido e trasporti. In una parola, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Per le donne innanzitutto «ma anche per gli uomini che dovrebbero riorganizzare i propri tempi di vita», puntualizza Maria Cecilia Guerra, viceministra del Lavoro con delega alle Pari opportunità. Il gruppo di lavoro nominato dal ministro Giovannini si è riunito ieri per iniziare a dipanare la matassa. Obiettivo: portare a casa, entro il 15 maggio, un pacchetto di proposte, normative e non, per tentare di scalfire il granitico assetto dell'organizzazione di vita e di lavoro soprattutto delle donne. Poi la palla passerà al Governo che dovrà tradurle in iniziative concrete, servendosi anche della più agile via amministrativa e della leva dei finanziamenti.
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CIAO ALESSANDRA Stampa E-mail

CIAO ALESSANDRA

GRAZIE PER LO STRAORDINARIO CONTRIBUTO CHE HAI DATO A PALERMO,
PER ESSERE STATA UNA COMPAGNA INSOSTITUIBILE NELLE NOSTRE BATTAGLIE IN FAVORE DELLE DONNE,
PER LA GRINTA E L'ENTUSIASMO CON CUI TI RICORDEREMO SEMPRE. 

ARCIDONNA TI SALUTA COMMOSSA. 

 
PRIMARIE UE: Monica Frassoni Presidente Stampa E-mail

“Come sapete nel 2014 ci saranno le elezioni per il nuovo PE e la nuova Commissione. Ho scelto di candidarmi alle Primarie Verdi perché voglio dare un mio personale contributo a questo esperimento di democrazia on-line. È questo lo strumento giusto per dimostrare ai cittadini che esiste un'alternativa a questa negatività che avvolge oggi l'Europa: e questa alternativa è verde. L'Europa non è ancora pronta per un presidente della Commissione ecologista? Siamo solo una goccia nell'oceano di attori della rivoluzione verde che verrà? Forse, ma possiamo cominciare a raccogliere consenso. Possiamo fin da adesso dimostrare che il voto per le Primarie Verdi non è solo una simpatica trovata, ma un serio impegno a creare uno spazio politico di portata Ue. Un progetto europeo condiviso esisterà solo nel momento in cui eleveremo la democrazia al di sopra dei singoli contesti nazionali e l'Ue sarà, così, percepita dai cittadini come un'istituzione utile, integrata e legittima.” La Presidente nazionale di Arcidonna, Valeria Ajovalasit e l'Associazione tutta, sostengono la candidatura di Monica Frassoni.

IL PROGRAMMA DI MONICA FRASSONI

 

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