Osservatorio di genere

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Arcidonna
Progetto di Arcidonna - VINCERE LA VIOLENZA sulla DONNA Stampa E-mail

Le parole chiave per combattere la violenza sulle donne sono tre:

prevenzione, educazione, cultura.

Il progetto VINCERE LA VIOLENZA sulla DONNA, gratuito e rivolto ad un max di 30 insegnati, comprende 7 incontri ( 4 ore ad incontro) per un totale di 28 ore + 1 seminario conclusivo.

L'impianto tematico prevede la programmazione didattica di genere come strumento di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza contro le donne.

Per richiedere maggiori informazioni scrivere all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
"Stai zitta e va' in cucina" - Domenica 25 ottobre colazione con Filippo Maria Battaglia presso la libreria Modisvivendi Stampa E-mail

Vi aspettiamo Domenica 25 Ottobre presso la libreria Modusvivendi di Via Quintino Sella 79.


Dalle 9,30 colazione con caffè cornetti e quotidiani in consultazione.

Alle 11 presentazione di "Stai zitta e va' in cucina - Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo"" (Bollati Boringhieri) di Filippo Maria Battaglia.

Con l'autore dialogano Valeria Ajovalasit e Simona Mafai.

 

A casa sono le regine indiscusse, fuori le suddite sottomesse. Viste dalla politica, le donne italiane devono essere così. «La moglie fa la moglie e basta», deve essere «remissiva», ha molti doveri, pochi diritti e «specifiche attitudini». Se la donna è emancipata diventa subito di «facili costumi», se è bella «è per questo che fa carriera», se è brillante non può che essere «abilmente manovrata».
Stai zitta e va’ in cucina è la storia degli insulti, delle discriminazioni e dei pregiudizi politici nei confronti delle donne. Ed è una storia a cui prendono parte quasi tutti: i padri costituenti e Beppe Grillo, il Pci e Silvio Berlusconi, la Dc e i partiti laici, i piccoli movimenti e le grandi coalizioni. Da questo punto di vista, la politica italiana si mostra singolarmente unanime.
Nell’Italia repubblicana la crociata sessista arruola tutti: premier, segretari di partito, ministri, capi di Stato, giù giù fino all’ultimo portaborse sconosciuto. Dopo il suffragio universale, «concesso» nel ’45, il maschilismo italico si fa sentire già con la stesura della Costituzione, per proseguire fino ai giorni nostri, tra appelli, citazioni sofisticate e insulti da bettola.
Dalla battaglia sul divorzio alle norme contro la violenza sessuale, dall’accesso alla magistratura al dibattito sulle quote rosa, questo libro è un succinto racconto storico – incredibilmente attuale –, per capire come si è diffusa e perpetrata la misoginia politica in uno dei Paesi più maschilisti d’Europa.

Filippo Maria Battaglia (Palermo, 1984), giornalista di «Sky TG24», vive a Milano. Ha scritto tra l’altro per le pagine culturali di «Panorama», «Il Foglio», «Il Giornale», e del dorso siciliano di «Repubblica». Con Bollati Boringhieri ha pubblicato Lei non sa chi ero io! La nascita della Casta in Italia (2014). È inoltre autore di: A sua insaputa. Autobiografia non autorizzata della Seconda Repubblica (con A. Giuffrè, 2013) e I sommersi e i dannati. La scrittura dispersa e dimenticata nel ’900 italiano (2013). Ha curato diverse antologie giornalistiche, tra cui Scusi, lei si sente italiano? (con P. Di Paolo 2010) e Professione reporter. Il giornalismo d’inchiesta nell’Italia del dopoguerra (con B. Benvenuto, 2008).

Sponsor tecnico: The Hotel Sphere - Hotel Plaza Opera e Hotel Principe di Villafranca

 
Incontro 15 Aprile 2015 alle ore 15:00 Stampa E-mail

Arcidonna vi aspetta

Mercoledì 15 Aprile 2015 alle ore 15:00

in via Maltese n° 89 a Palermo
per l’evento del ciclo di seminari

“Vincere la violenza sulle donne


Nel corso dell’incontro “Educare alla cura come etica relazionale e virtù della resistenza” saranno prese in esame alcune storie presenti nel volume “Educatrici di società. Racconti di donne e di cura” a cura di Maria Antonietta Selvaggio.

Interverranno l'autrice Maria Antonietta SelvaggioValeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, e Ignazia Bartholini, docente dell’Università degli Studi di Palermo

Moderatrice Tiziana Martorana, giornalista Rai

 
GOVERNO RENZI: 16 MINISTRI, OTTO LE DONNE Stampa E-mail

Sedici ministri: otto uomini e otto donne. E' la squadra di governo di Matteo Renzi, segretario del Pd e premier più giovane della storia d'Italia, con i suoi 39 anni. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. E per la prima volta parità assoluta. Un inizio pienamente democratico ed equilibrato che fa ben sperare, nonostante il compito di dare all'Italia una svolta concreta sia difficile e delicato. Alle ministre l'augurio di un buon lavoro e veri risultati. 

Affari esteri - Federica Mogherini (Pd)
Difesa - Roberta Pinotti (Pd)
Sviluppo economico - Federica Guidi
Salute - Beatrice Lorenzin (Ncd)
Istruzione, università e ricerca - Stefania Giannini (Sc) 
Riforme e rapporti col Parlamento - Maria Elena Boschi (Pd)
Semplificazione e P.a. - Marianna Madia (Pd)
Affari regionali - Maria Carmela Lanzetta (Pd).

 
DIRITTI: EUROPA CONDANNA L'ITALIA Stampa E-mail

L'Europa bacchetta l'Italia. Sul diritto di dare ai figli solo il cognome della madre. E ora il Belpaese dovrà correre ai ripari. Con una legge ad hoc. La Corte europea dei diritti umani, infatti, ha stabilito che i genitori hanno il diritto di dare ai propri figli anche il solo cognome della madre. Strasburgo ha così condannato l’Italia per aver negato a una coppia tale diritto. Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici indicano che l’Italia "deve adottare riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata". A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, genitori di Maddalena. La coppia fin dal 1999, quando lo Stato italiano gli impedì di registrare la figlia all’anagrafe con il cognome materno anziché quello paterno, si è battuta per vedersi riconosciuto questo diritto. Ora i giudici della Corte di Strasburgo riconoscono la discriminazione tra coniugi e il non rispetto della vita familiare e privata compiuta dallo Stato italiano nei loro confronti. I giudici sostengono che "se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne". Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi.

 
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