Osservatorio di genere


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Sciopero

Astensione volontaria dal lavoro da parte di lavoratori dipendenti, per tutelare i loro interessi. Inizialmente considerato un inadempimento contrattuale, per cui il datore di lavoro poteva licenziare chi aderiva allo sciopero, durante gli anni del regime fascista fu considerato un reato e punito penalmente. Nella Costituzione, invece, è riconosciuto all’articolo 40 come un diritto, per cui il lavoratore in sciopero non può essere licenziato né in altro modo sanzionato. Naturalmente, dal momento che la prestazione di lavoro non viene data, anche la retribuzione viene sospesa per il periodo dello sciopero.


Scuola pubblica/privata/parificata  

Complesso di istituti che hanno come fine di educare e istruire le nuove generazioni. Questi compiti, previsti dagli articoli 33 e 34 della Costituzione, vengono realizzati nei seguenti livelli: educazione prescolastica (nelle scuole materne dai 3 ai 5 anni); istruzione dell’obbligo (scuole elementari e scuole medie, dai 6 ai 15 anni); istruzione secondaria superiore (negli istituti professionali, negli istituti tecnici, nelle scuole e istituti magistrali, nei licei, negli istituti d’arte, per una durata generalmente di 5 anni; gli istituti professionale prevedono anche un diploma di qualifica dopo tre anni); istruzione superiore (nelle università). Per le scuole medie e alcuni tipi di scuole secondarie superiori sono previsti corsi serali per studenti lavoratori. Inoltre, per le scuole medie, sono previsti corsi per lavoratori della durata di 150 ore in un anno (in ore regolarmente retribuite). L’istruzione viene impartita sia in scuole gestite dallo Stato (scuole statali o pubbliche), sia in scuole gestite da enti pubblici e privati (scuole non statali o private). L’articolo 33 della Costituzione, infatti, riconosce il diritto per enti e privati di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Queste scuole private devono essere autorizzate dallo Stato e sono sottoposte al suo controllo. A certe condizioni, le scuole non statali possono ottenere il riconoscimento legale e inoltre anche il pareggiamento, quando siano tenute da enti pubblici o da enti ecclesiastici. Nelle scuole legalmente riconosciute e pareggiate, agli alunni interni viene riconosciuta la piena validità, a tutti gli effetti, degli studi e degli esami compiuti, salvo l’esame di maturità (che deve essere sostenuto davanti ad una commissione statale).

Segregazione occupazionale

 La concentrazione di donne e uomini in diversi tipi e livelli di attività e occupazione che vede le donne confinate in una gamma più ristretta di occupazioni (segregazione orizzontale) rispetto agli uomini e ai livelli più bassi (segregazione verticale).

Separazione tra coniugi

 Istituto giuridico che riduce il vincolo coniugale, nel senso che viene meno l’obbligo della coabitazione, della fedeltà e dell’assistenza. Può essere consensuale, quando i coniugi si accordano di non vivere più insieme e, nello stesso tempo, decidono a chi saranno affidati i figli, a chi spetta una somma di denaro periodica per il mantenimento, chi continuerà ad abitare la casa familiare. Questa separazione dovrà essere omologata dal tribunale, che deciderà in base all’interesse dei figli. La separazione può essere, invece, giudiziale quando, su richiesta di uno dei due coniugi, è dichiarata dal tribunale, che stabilirà tutte le modalità, in particolare per quanto riguarda l’affidamento dei figli.

Sindacati  

Organizzazioni di lavoratori, sorte allo scopo di difendere i loro diritti e migliorarne le condizioni di lavoro e di vita. Dalle Società di mutuo soccorso e dai circoli operai della metà dell’Ot¬tocento si passa a grandi federazioni nazionali di categoria (nel 1901 nascono la Federazione dei lavoratori della terra e la Fede¬razione degli operai e impiegati metallurgici) e alla Confe¬derazione generale del lavoro nel 1906. Ora i sindacati sono presenti con le tre Confederazioni (Cgil, Cisl e Uil) e con molte altre organizzazioni (UGL, sindacati autonomi e COBAS, Comitati di base). I sindacati, non essendo iscritti in pubblici registri come disposto dall’articolo 39 della Costituzione, non hanno personalità giuridica e costituiscono delle associazioni non riconosciute. Tuttavia, norme specifiche (come lo statuto dei Lavoratori del 1970) ne prevedono la presenza nei posti di lavoro e, inoltre, i sindacati rappresentano la parte essenziale della contrattazione collettiva (con i rappresentanti dei datori di lavoro) e delle trattative con il Governo sulle materie che hanno rilevanza per il mondo del lavoro.

Sindaco

 Capo dell’amministrazione comunale. E’ eletto direttamente dai cittadini. Nei Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti, viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero dei voti; nei Comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, se nessun candidato ottiene subito la maggioranza assoluta, è necessaria una votazione di ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di consensi al primo turno. Il Sindaco convoca e presiede il Consiglio e la Giunta comunale; rappresenta il Comune; è responsabile dell’amministrazione comunale, anche se per le varie funzioni delega gli assessori; agisce come ufficiale del governo, nelle funzioni delegate dallo Stato (tenuta dell’anagrafe, dello stato civile, delle liste elettorali, celebrazione dei matrimoni civili, gestione dell’ordine pubblico – quando non siano presenti forze dell’ordine).

Sistema sessuato/fondato sul genere  
Un sistema di strutture economiche, sociali e politiche che sostiene e perpetua attributi e ruoli di genere distintivi per gli uomini e le donne.


Sistemi elettorali

 Insieme delle norme applicate per procedere alla scelta dei rappresentanti dei cittadini nel corso delle elezioni; in pratica consistono nei criteri usati per trasformare i voti in seggi (cioè i posti in Parlamento). Infatti, gli elettori operano una scelta tra più candidati o tra più partiti, ognuno dei quali presenta una lista di candidati. In base al conteggio dei voti ottenuti da ciascun candidato o partito occorre procedere all’assegnazione dei seggi.
I sistemi elettorali si distinguono in:
  • Sistemi maggioritari: attribuiscono i seggi solo a coloro che hanno vinto le elezioni, cioè a coloro che hanno ottenuto più voti all’interno di un’area geografica (il collegio). A loro volta i sistemi maggioritari si distinguono in:
  1. sistema maggioritario a collegio uninominale (sistema vigente in Gran Bretagna) secondo il quale il territorio della nazione è diviso in tanti collegi quanti sono i deputati da eleggere (se ad es. il Parlamento è composto da 500 deputati il paese sarà diviso in 500 collegi); ad ogni collegio spetta l’elezione di un solo deputato e per questo viene chiamato collegio uninominale. I collegi uninominali sono formati aggregando diversi Comuni, tenuto conto della popolazione e della vicinanza geografica. Ogni partito presenta, in ciascun collegio, un solo candidato e gli elettori possono scegliere tra i candidati designati da ciascun partito. Viene eletto deputato il candidato che riceve più voti all’interno di ogni collegio, gli altri candidati, pur avendo ricevuto voti, non avranno diritto ad alcun seggio.
  2. sistema maggioritario a collegio uninominale a doppio turno (in vigore in Francia) secondo il quale le elezioni si svolgono in 2 turni (in 2 domeniche successive): al 1° turno tutti i partiti presentano i loro candidati in ogni collegio uninominale. Se uno di essi riceve più del 50% dei voti viene eletto direttamente, altrimenti si svolge un 2° turno (ballottaggio) solo tra i candidati che al 1° turno hanno avuto una percentuale di voti superiore al 12,5%.
  • Sistemi proporzionali: il territorio nazionale è diviso in collegi plurinominali e a d ogni collegio spetta eleggere più deputati ( es. se il Parlamento è formato da 500 deputati, il paese può essere diviso in 100 collegi che eleggono 5 deputati). In ogni collegio, i partiti presentano non 1 solo candidato ma una lista di candidati. Gli elettori votano la lista e i seggi in palio in quel collegio saranno distribuiti tra i partiti in proporzione ai voti ottenuti da ciascun partito.

Come si vota in Italia

Ad aprile 2006 si è  tornati a votare per la prima volta dal 1992 con il sistema proporzionale, ma con alcune differenze. Rispetto al sistema maggioritario (con il quale si è votato nel 1994, nel 1996 e nel 2001), in cui in ogni singolo collegio il candidato che otteneva più voti (anche un solo voto in più degli avversari) vinceva il collegio e quindi il seggio, con il sistema proporzionale ogni partito ottiene tanti deputati o senatori a seconda della percentuale ricevuta alle urne. Con qualche differenza tra Camera e Senato e tenendo conto sia del premio di maggioranza che degli sbarramenti inseriti dalla nuova legge elettorale approvata il 21 dicembre 2005.
Quante sono le circoscrizioni elettorali?
Per l’elezione della Camera, l’Italia è stata divisa in 27 circoscrizioni elettorali. Per il Senato ci sono 20 circoscrizioni. Sia alla Camera che al Senato va aggiunta la circoscrizione «estero», a sua volta divisa in quattro ripartizioni.

Come sono divise le circoscrizioni elettorali?
Per quanto riguarda la Camera: Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia hanno due circoscrizioni elettorali. La Lombardia ne ha tre. Le restanti 14 regioni hanno una circoscrizione elettorale ciascuna. Il totale fa 27. Per quanto riguarda il Senato, invece, ogni regione rappresenta una circoscrizione.

Quanti seggi ha ogni circoscrizione elettorale?
I seggi spettanti a ogni circoscrizione variano in rapporto alla popolazione. Per esempio per la Camera si va da un solo seggio nella circoscrizione della Valle d’Aosta ai 44 seggi della Puglia, ai 43 di Emilia-Romagna e della circoscrizione di Lombardia 2. Nel Senato si passa da un solo senatore della Valle d’Aosta ai 47 della Lombardia.

Come vengono assegnati i seggi?
C’è una differenza sostanziale tra Camera e Senato e inoltre occorre tenere conto del premio di maggioranza e degli sbarramenti.

Cos’è il premio di maggioranza?
La nuova legge elettorale, per assicurare la governabilità e una maggioranza sicura in Parlamento, assegna un premio di maggioranza. Alla coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti vengono assegnati 340 seggi alla Camera dei deputati, anche se in realtà dalle urne ne risulterebbero di meno. Se invece già dalle urne ottiene un numero di seggi superiore a 340 (per esempio 352), alla coalizione vincente vengono assegnati quelli effettivamente ottenuti.

La coalizione perdente quindi quanti seggi ottiene alla Camera?
Se alla coalizione vincente vengono assegnati 340 seggi, a quelle perdenti sono assegnati in tutto 277 seggi. A questa distribuzione sono esclusi i dodici seggi della circoscrizione «estero» e il seggio della Valle d’Aosta, che vanno aggiunti alle rispettive coalizioni secondo l’appartenenza dei deputati eletti.

Perché sono esclusi dal conto del premio di maggioranza i deputati «esteri» e quello della Valle d’Aosta?
Il deputato della Valle d’Aosta, essendo uno solo nella circoscrizione, in pratica viene eletto con il vecchio sistema proporzionale. Ossia, il candidato che prende più voti vince il seggio. Per i deputati esteri c’erano vincoli costituzionali precedenti che la nuova legge elettorale ha dovuto rispettare.

Cosa sono gli «sbarramenti»?
La nuova legge elettorale ha introdotto tre sbarramenti. Per partecipare all’assegnazione dei seggi, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti validi su scala nazionale e deve includere almeno un partito che ha ottenuto almeno il 2% su scala nazionale oppure una lista di minoranze linguistiche che ha ottenuto almeno il 20% nelle regioni a statuto speciale in cui tali minoranze sono tutelate. Se un partito si presenta da solo senza far parte di una coalizione, per partecipare all’assegnazione dei seggi deve ottenere almeno il 4% su scala nazionale, o se si tratta di una minoranza linguistica deve ottenere almeno il 20% nella regioni a statuto speciale in cui la minoranza è tutelata.

Come sono assegnati i seggi al Senato?
Dati i vincoli costituzionali precedenti all’approvazione della nuova legge elettorale, il computo del premio di maggioranza non avviene su base nazionale, ma su base regionale con alcune eccezioni in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Molise.
- Per la Valle d’Aosta vale il discorso della Camera: si elegge un solo senatore, quindi chi ottiene più voti si accaparra l’unico seggio, senza premi di maggioranza.
- Al Molise spettano due soli senatori che saranno eletti con il proporzionale, ma senza premi di maggioranza dato che sono solo due.
- Il Trentino-Alto Adige mantiene il vecchio sistema: ossia sei senatori eletti con il maggioritario sulla base dei vecchi collegi uninominali, più un settimo senatore eletto in base al recupero regionale dei voti non utilizzati (in pratica al resto più alto dei partiti che partecipano alle elezioni).

Come viene assegnato il premio di maggioranza al Senato?
Escluse Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Molise, in ognuna delle restanti 17 regioni alla coalizione che ha ottenuto più voti viene assegnato il 55% dei senatori spettanti a quella regione (arrotondato al numero superiore). Alle coalizioni perdenti viene assegnato il 45% dei senatori.

Ci sono «sbarramenti» anche per il Senato?
Per partecipare all’assegnazione dei seggi in ogni singola regione, le coalizioni devono ottenere almeno il 20% dei voti validi in quella regione e devono contenere almeno un partito che abbia ottenuto almeno il 3% dei voti sempre nella regione in esame. Se un partito si presenta da solo in una regione senza far parte di una coalizione, per partecipare all’assegnazione dei seggi di quella regione deve ottenere almeno l’8% nella regione in esame.

Sovranità popolare

 La sovranità è il potere dello Stato di impartire ordini ai cittadini e di potere usare la forza per farli eseguire. Questo potere, negli Stati democratici moderni, proviene dal popolo, che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti. Si ha, quindi, una sovranità popolare. Nella storia, questo istituto è recente, dato che soltanto da poco tutto il popolo esprime con il voto la sua volontà; non era cos’ nella monarchia assoluta, nei sistemi oligarchici e, anche recentemente, nei vari regimi dittatoriali e totalitari.

Stalking

Il termine inglese “stalking” (letteralmente: perseguitare) indica quegli atteggiamenti tramite i quali una persona affligge, perseguita un’altra persona con intrusioni, appostamenti, tentativi di comunicazione ripetute e indesiderate, come ad esempio lettere, telefonate, e-mail, sms, tali da provocare nella "vittima" ansia e paura, e da renderle impossibile il normale svolgimento della propria esistenza. Lo stalker può essere un conoscente, un collega, un completo estraneo, oppure nella maggior parte dei casi un ex-partner. In genere essi agiscono per recuperare il rapporto precedente o per vendicarsi per essere stati lasciati. Alcuni stalker agiscono con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, questi sono individui che in genere hanno gravi difficoltà nell'instaurare un normale relazione. Altri, invece, possono soffrire di gravi disturbi mentali che li inducono a credere con convinzione all’esistenza di una relazione, che in realtà non c’è, o comunque alla possibilità di stabilirne una. Altri stalker molestano persone conosciute o sconosciuti allo scopo di vendicarsi per qualche torto reale o presunto.


Stato di diritto

Tipo di Stato moderno, conseguenza di un processo che dal secolo XVII (ma più ancora dalle rivoluzioni americana e francese della fine del secolo XVIII) ha portato alla dissoluzione dello Stato assoluto. Le sue principali caratteristiche consistono: nella formazione delle leggi da parte del Parlamento e nel loro rispetto anche da parte degli organi dello Stato; nel riconoscimento e nella difesa dei diritti individuali dei cittadini (che non sono più sudditi); nella separazione dei poteri, fra il potere di fare le leggi (potere legislativo del Parlamento), il potere di eseguirle (potere esecutivo del Governo), il potere di farle rispettare (potere giudiziario della magistratura).

Stato sociale

Detto anche Stato del benessere o, con espressione inglese, welfare state. Indica un sistema sociale in cui lo Stato cerca di attuare una redistribuzione del reddito a favore degli strati più poveri della popolazione e di garantire a tutti i cittadini i servizi ritenuti essenziali (come l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’alloggio). Alla base sta la constatazione che l’economia di mercato, senza interventi correttivi dello Stato, non garantirebbe questi servizi se non a chi è in grado di pagarne il prezzo. Lo Stato Sociale, proposto e attuato dalle correnti politiche del riformismo, è entrato in crisi in questi ultimi anni in seguito alla crisi fiscale dello Stato (incapacità di far fronte con le entrate alla spesa pubblica).


Stereotipi di genere:

Sia lo stereotipo maschile che quello femminile sono fondati su di una serie di opinioni e di idee precostituite secondo cui il sesso biologico predetermina certi attributi “naturali” che differenziano le donne dagli uomini. In realtà, tali attributi sono costrutti culturali e patriarcali espressi come cliché e imposti su di un dato individuo a seconda del suo sesso biologico. Le caratteristiche standard dello stereotipo di genere comprendono:
  • Gerarchizzazione: Lo stereotipo maschile è gerarchicamente superiore a quello femminile, dando origine a relazioni basate sulla dominanza degli uomini e la remissività delle donne.
  • Complementarietà: I due generi sono complementari in quanto il potenziale umano si sviluppa fra i due, gettando quindi le basi per la mancanza di autonomia personale e la costruzione di relazioni fondate sulla dipendenza, inibendo le donne nello sviluppare il potenziale di tipo maschile e viceversa.
Così, lo stereotipo di genere limita lo sviluppo  delle donne e degli uomini, in quanto favorisce in ogni caso lo sviluppo di competenze, valori, atteggiamenti e comportamenti diversi.

 

 

 

Suffragio 

Dal verbo latino suffragari (votare), indica il voto per eleggere dei rappresentanti. Si parla di suffragio universale quando, come disposto dall’articolo 48 della nostra Costituzione, sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Suffragismo

 Il termine suffragismo indica il movimento che, da metà Ottocento ai primi decenni del Novecento, si batté, in molti Paesi europei e negli stati Uniti, per i diritti politici delle donne, in particolare per quello di voto. Le donne otterranno in Inghilterra il diritto di voto nel 1926, mentre in Italia voteranno per  la prima volta nel 1946. Nel 1848 negli Stati Uniti, a Seneca Falls, per iniziativa di Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott si riunisce la prima convenzione sui diritti delle donne. Viene presentata la Dichiarazione dei sentimenti, atto di nascita del suffragismo statunitense, che riprende la medesima formula del testo della De Gouges modellandosi sulla dichiarazione di indipendenza americana.
 

Sciopero  

Astensione volontaria dal lavoro da parte di lavoratori dipendenti, per tutelare i loro interessi. Inizialmente considerato un inadempimento contrattuale, per cui il datore di lavoro poteva licenziare chi aderiva allo sciopero, durante gli anni del regime fascista fu considerato un reato e punito penalmente. Nella Costituzione, invece, è riconosciuto all’articolo 40 come un diritto, per cui il lavoratore in sciopero non può essere licenziato né in altro modo sanzionato. Naturalmente, dal momento che la prestazione di lavoro non viene data, anche la retribuzione viene sospesa per il periodo dello sciopero.

Scuola pubblica/privata/parificata  

Complesso di istituti che hanno come fine di educare e istruire le nuove generazioni. Questi compiti, previsti dagli articoli 33 e 34 della Costituzione, vengono realizzati nei seguenti livelli: educazione prescolastica (nelle scuole materne dai 3 ai 5 anni); istruzione dell’obbligo (scuole elementari e scuole medie, dai 6 ai 15 anni); istruzione secondaria superiore (negli istituti professionali, negli istituti tecnici, nelle scuole e istituti magistrali, nei licei, negli istituti d’arte, per una durata generalmente di 5 anni; gli istituti professionale prevedono anche un diploma di qualifica dopo tre anni); istruzione superiore (nelle università). Per le scuole medie e alcuni tipi di scuole secondarie superiori sono previsti corsi serali per studenti lavoratori. Inoltre, per le scuole medie, sono previsti corsi per lavoratori della durata di 150 ore in un anno (in ore regolarmente retribuite). L’istruzione viene impartita sia in scuole gestite dallo Stato (scuole statali o pubbliche), sia in scuole gestite da enti pubblici e privati (scuole non statali o private). L’articolo 33 della Costituzione, infatti, riconosce il diritto per enti e privati di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Queste scuole private devono essere autorizzate dallo Stato e sono sottoposte al suo controllo. A certe condizioni, le scuole non statali possono ottenere il riconoscimento legale e inoltre anche il pareggiamento, quando siano tenute da enti pubblici o da enti ecclesiastici. Nelle scuole legalmente riconosciute e pareggiate, agli alunni interni viene riconosciuta la piena validità, a tutti gli effetti, degli studi e degli esami compiuti, salvo l’esame di maturità (che deve essere sostenuto davanti ad una commissione statale).

Segregazione occupazionale

 La concentrazione di donne e uomini in diversi tipi e livelli di attività e occupazione che vede le donne confinate in una gamma più ristretta di occupazioni (segregazione orizzontale) rispetto agli uomini e ai livelli più bassi (segregazione verticale).

Separazione tra coniugi

 Istituto giuridico che riduce il vincolo coniugale, nel senso che viene meno l’obbligo della coabitazione, della fedeltà e dell’assistenza. Può essere consensuale, quando i coniugi si accordano di non vivere più insieme e, nello stesso tempo, decidono a chi saranno affidati i figli, a chi spetta una somma di denaro periodica per il mantenimento, chi continuerà ad abitare la casa familiare. Questa separazione dovrà essere omologata dal tribunale, che deciderà in base all’interesse dei figli. La separazione può essere, invece, giudiziale quando, su richiesta di uno dei due coniugi, è dichiarata dal tribunale, che stabilirà tutte le modalità, in particolare per quanto riguarda l’affidamento dei figli.

Sindacati  

Organizzazioni di lavoratori, sorte allo scopo di difendere i loro diritti e migliorarne le condizioni di lavoro e di vita. Dalle Società di mutuo soccorso e dai circoli operai della metà dell’Ot¬tocento si passa a grandi federazioni nazionali di categoria (nel 1901 nascono la Federazione dei lavoratori della terra e la Fede¬razione degli operai e impiegati metallurgici) e alla Confe¬derazione generale del lavoro nel 1906. Ora i sindacati sono presenti con le tre Confederazioni (Cgil, Cisl e Uil) e con molte altre organizzazioni (UGL, sindacati autonomi e COBAS, Comitati di base). I sindacati, non essendo iscritti in pubblici registri come disposto dall’articolo 39 della Costituzione, non hanno personalità giuridica e costituiscono delle associazioni non riconosciute. Tuttavia, norme specifiche (come lo statuto dei Lavoratori del 1970) ne prevedono la presenza nei posti di lavoro e, inoltre, i sindacati rappresentano la parte essenziale della contrattazione collettiva (con i rappresentanti dei datori di lavoro) e delle trattative con il Governo sulle materie che hanno rilevanza per il mondo del lavoro.

Sindaco

 Capo dell’amministrazione comunale. E’ eletto direttamente dai cittadini. Nei Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti, viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero dei voti; nei Comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, se nessun candidato ottiene subito la maggioranza assoluta, è necessaria una votazione di ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di consensi al primo turno. Il Sindaco convoca e presiede il Consiglio e la Giunta comunale; rappresenta il Comune; è responsabile dell’amministrazione comunale, anche se per le varie funzioni delega gli assessori; agisce come ufficiale del governo, nelle funzioni delegate dallo Stato (tenuta dell’anagrafe, dello stato civile, delle liste elettorali, celebrazione dei matrimoni civili, gestione dell’ordine pubblico – quando non siano presenti forze dell’ordine).

Sistema sessuato/fondato sul genere  
Un sistema di strutture economiche, sociali e politiche che sostiene e perpetua attributi e ruoli di genere distintivi per gli uomini e le donne.


Sistemi elettorali

 Insieme delle norme applicate per procedere alla scelta dei rappresentanti dei cittadini nel corso delle elezioni; in pratica consistono nei criteri usati per trasformare i voti in seggi (cioè i posti in Parlamento). Infatti, gli elettori operano una scelta tra più candidati o tra più partiti, ognuno dei quali presenta una lista di candidati. In base al conteggio dei voti ottenuti da ciascun candidato o partito occorre procedere all’assegnazione dei seggi.
I sistemi elettorali si distinguono in:
  • Sistemi maggioritari: attribuiscono i seggi solo a coloro che hanno vinto le elezioni, cioè a coloro che hanno ottenuto più voti all’interno di un’area geografica (il collegio). A loro volta i sistemi maggioritari si distinguono in:
  1. sistema maggioritario a collegio uninominale (sistema vigente in Gran Bretagna) secondo il quale il territorio della nazione è diviso in tanti collegi quanti sono i deputati da eleggere (se ad es. il Parlamento è composto da 500 deputati il paese sarà diviso in 500 collegi); ad ogni collegio spetta l’elezione di un solo deputato e per questo viene chiamato collegio uninominale. I collegi uninominali sono formati aggregando diversi Comuni, tenuto conto della popolazione e della vicinanza geografica. Ogni partito presenta, in ciascun collegio, un solo candidato e gli elettori possono scegliere tra i candidati designati da ciascun partito. Viene eletto deputato il candidato che riceve più voti all’interno di ogni collegio, gli altri candidati, pur avendo ricevuto voti, non avranno diritto ad alcun seggio.
  2. sistema maggioritario a collegio uninominale a doppio turno (in vigore in Francia) secondo il quale le elezioni si svolgono in 2 turni (in 2 domeniche successive): al 1° turno tutti i partiti presentano i loro candidati in ogni collegio uninominale. Se uno di essi riceve più del 50% dei voti viene eletto direttamente, altrimenti si svolge un 2° turno (ballottaggio) solo tra i candidati che al 1° turno hanno avuto una percentuale di voti superiore al 12,5%.
  • Sistemi proporzionali: il territorio nazionale è diviso in collegi plurinominali e a d ogni collegio spetta eleggere più deputati ( es. se il Parlamento è formato da 500 deputati, il paese può essere diviso in 100 collegi che eleggono 5 deputati). In ogni collegio, i partiti presentano non 1 solo candidato ma una lista di candidati. Gli elettori votano la lista e i seggi in palio in quel collegio saranno distribuiti tra i partiti in proporzione ai voti ottenuti da ciascun partito.

Come si vota in Italia

Ad aprile 2006 si è  tornati a votare per la prima volta dal 1992 con il sistema proporzionale, ma con alcune differenze. Rispetto al sistema maggioritario (con il quale si è votato nel 1994, nel 1996 e nel 2001), in cui in ogni singolo collegio il candidato che otteneva più voti (anche un solo voto in più degli avversari) vinceva il collegio e quindi il seggio, con il sistema proporzionale ogni partito ottiene tanti deputati o senatori a seconda della percentuale ricevuta alle urne. Con qualche differenza tra Camera e Senato e tenendo conto sia del premio di maggioranza che degli sbarramenti inseriti dalla nuova legge elettorale approvata il 21 dicembre 2005.
Quante sono le circoscrizioni elettorali?
Per l’elezione della Camera, l’Italia è stata divisa in 27 circoscrizioni elettorali. Per il Senato ci sono 20 circoscrizioni. Sia alla Camera che al Senato va aggiunta la circoscrizione «estero», a sua volta divisa in quattro ripartizioni.

Come sono divise le circoscrizioni elettorali?
Per quanto riguarda la Camera: Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia hanno due circoscrizioni elettorali. La Lombardia ne ha tre. Le restanti 14 regioni hanno una circoscrizione elettorale ciascuna. Il totale fa 27. Per quanto riguarda il Senato, invece, ogni regione rappresenta una circoscrizione.

Quanti seggi ha ogni circoscrizione elettorale?
I seggi spettanti a ogni circoscrizione variano in rapporto alla popolazione. Per esempio per la Camera si va da un solo seggio nella circoscrizione della Valle d’Aosta ai 44 seggi della Puglia, ai 43 di Emilia-Romagna e della circoscrizione di Lombardia 2. Nel Senato si passa da un solo senatore della Valle d’Aosta ai 47 della Lombardia.

Come vengono assegnati i seggi?
C’è una differenza sostanziale tra Camera e Senato e inoltre occorre tenere conto del premio di maggioranza e degli sbarramenti.

Cos’è il premio di maggioranza?
La nuova legge elettorale, per assicurare la governabilità e una maggioranza sicura in Parlamento, assegna un premio di maggioranza. Alla coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti vengono assegnati 340 seggi alla Camera dei deputati, anche se in realtà dalle urne ne risulterebbero di meno. Se invece già dalle urne ottiene un numero di seggi superiore a 340 (per esempio 352), alla coalizione vincente vengono assegnati quelli effettivamente ottenuti.

La coalizione perdente quindi quanti seggi ottiene alla Camera?
Se alla coalizione vincente vengono assegnati 340 seggi, a quelle perdenti sono assegnati in tutto 277 seggi. A questa distribuzione sono esclusi i dodici seggi della circoscrizione «estero» e il seggio della Valle d’Aosta, che vanno aggiunti alle rispettive coalizioni secondo l’appartenenza dei deputati eletti.

Perché sono esclusi dal conto del premio di maggioranza i deputati «esteri» e quello della Valle d’Aosta?
Il deputato della Valle d’Aosta, essendo uno solo nella circoscrizione, in pratica viene eletto con il vecchio sistema proporzionale. Ossia, il candidato che prende più voti vince il seggio. Per i deputati esteri c’erano vincoli costituzionali precedenti che la nuova legge elettorale ha dovuto rispettare.

Cosa sono gli «sbarramenti»?
La nuova legge elettorale ha introdotto tre sbarramenti. Per partecipare all’assegnazione dei seggi, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti validi su scala nazionale e deve includere almeno un partito che ha ottenuto almeno il 2% su scala nazionale oppure una lista di minoranze linguistiche che ha ottenuto almeno il 20% nelle regioni a statuto speciale in cui tali minoranze sono tutelate. Se un partito si presenta da solo senza far parte di una coalizione, per partecipare all’assegnazione dei seggi deve ottenere almeno il 4% su scala nazionale, o se si tratta di una minoranza linguistica deve ottenere almeno il 20% nella regioni a statuto speciale in cui la minoranza è tutelata.

Come sono assegnati i seggi al Senato?
Dati i vincoli costituzionali precedenti all’approvazione della nuova legge elettorale, il computo del premio di maggioranza non avviene su base nazionale, ma su base regionale con alcune eccezioni in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Molise.
- Per la Valle d’Aosta vale il discorso della Camera: si elegge un solo senatore, quindi chi ottiene più voti si accaparra l’unico seggio, senza premi di maggioranza.
- Al Molise spettano due soli senatori che saranno eletti con il proporzionale, ma senza premi di maggioranza dato che sono solo due.
- Il Trentino-Alto Adige mantiene il vecchio sistema: ossia sei senatori eletti con il maggioritario sulla base dei vecchi collegi uninominali, più un settimo senatore eletto in base al recupero regionale dei voti non utilizzati (in pratica al resto più alto dei partiti che partecipano alle elezioni).

Come viene assegnato il premio di maggioranza al Senato?
Escluse Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Molise, in ognuna delle restanti 17 regioni alla coalizione che ha ottenuto più voti viene assegnato il 55% dei senatori spettanti a quella regione (arrotondato al numero superiore). Alle coalizioni perdenti viene assegnato il 45% dei senatori.

Ci sono «sbarramenti» anche per il Senato?
Per partecipare all’assegnazione dei seggi in ogni singola regione, le coalizioni devono ottenere almeno il 20% dei voti validi in quella regione e devono contenere almeno un partito che abbia ottenuto almeno il 3% dei voti sempre nella regione in esame. Se un partito si presenta da solo in una regione senza far parte di una coalizione, per partecipare all’assegnazione dei seggi di quella regione deve ottenere almeno l’8% nella regione in esame.

Sovranità popolare

 La sovranità è il potere dello Stato di impartire ordini ai cittadini e di potere usare la forza per farli eseguire. Questo potere, negli Stati democratici moderni, proviene dal popolo, che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti. Si ha, quindi, una sovranità popolare. Nella storia, questo istituto è recente, dato che soltanto da poco tutto il popolo esprime con il voto la sua volontà; non era cos’ nella monarchia assoluta, nei sistemi oligarchici e, anche recentemente, nei vari regimi dittatoriali e totalitari.

Stalking

Il termine inglese “stalking” (letteralmente: perseguitare) indica quegli atteggiamenti tramite i quali una persona affligge, perseguita un’altra persona con intrusioni, appostamenti, tentativi di comunicazione ripetute e indesiderate, come ad esempio lettere, telefonate, e-mail, sms, tali da provocare nella "vittima" ansia e paura, e da renderle impossibile il normale svolgimento della propria esistenza. Lo stalker può essere un conoscente, un collega, un completo estraneo, oppure nella maggior parte dei casi un ex-partner. In genere essi agiscono per recuperare il rapporto precedente o per vendicarsi per essere stati lasciati. Alcuni stalker agiscono con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, questi sono individui che in genere hanno gravi difficoltà nell'instaurare un normale relazione. Altri, invece, possono soffrire di gravi disturbi mentali che li inducono a credere con convinzione all’esistenza di una relazione, che in realtà non c’è, o comunque alla possibilità di stabilirne una. Altri stalker molestano persone conosciute o sconosciuti allo scopo di vendicarsi per qualche torto reale o presunto.


Stato di diritto

Tipo di Stato moderno, conseguenza di un processo che dal secolo XVII (ma più ancora dalle rivoluzioni americana e francese della fine del secolo XVIII) ha portato alla dissoluzione dello Stato assoluto. Le sue principali caratteristiche consistono: nella formazione delle leggi da parte del Parlamento e nel loro rispetto anche da parte degli organi dello Stato; nel riconoscimento e nella difesa dei diritti individuali dei cittadini (che non sono più sudditi); nella separazione dei poteri, fra il potere di fare le leggi (potere legislativo del Parlamento), il potere di eseguirle (potere esecutivo del Governo), il potere di farle rispettare (potere giudiziario della magistratura).

Stato sociale

Detto anche Stato del benessere o, con espressione inglese, welfare state. Indica un sistema sociale in cui lo Stato cerca di attuare una redistribuzione del reddito a favore degli strati più poveri della popolazione e di garantire a tutti i cittadini i servizi ritenuti essenziali (come l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’alloggio). Alla base sta la constatazione che l’economia di mercato, senza interventi correttivi dello Stato, non garantirebbe questi servizi se non a chi è in grado di pagarne il prezzo. Lo Stato Sociale, proposto e attuato dalle correnti politiche del riformismo, è entrato in crisi in questi ultimi anni in seguito alla crisi fiscale dello Stato (incapacità di far fronte con le entrate alla spesa pubblica).


Stereotipi di genere:

Sia lo stereotipo maschile che quello femminile sono fondati su di una serie di opinioni e di idee precostituite secondo cui il sesso biologico predetermina certi attributi “naturali” che differenziano le donne dagli uomini. In realtà, tali attributi sono costrutti culturali e patriarcali espressi come cliché e imposti su di un dato individuo a seconda del suo sesso biologico. Le caratteristiche standard dello stereotipo di genere comprendono:
  • Gerarchizzazione: Lo stereotipo maschile è gerarchicamente superiore a quello femminile, dando origine a relazioni basate sulla dominanza degli uomini e la remissività delle donne.
  • Complementarietà: I due generi sono complementari in quanto il potenziale umano si sviluppa fra i due, gettando quindi le basi per la mancanza di autonomia personale e la costruzione di relazioni fondate sulla dipendenza, inibendo le donne nello sviluppare il potenziale di tipo maschile e viceversa.
Così, lo stereotipo di genere limita lo sviluppo  delle donne e degli uomini, in quanto favorisce in ogni caso lo sviluppo di competenze, valori, atteggiamenti e comportamenti diversi.
 
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