Gender Observatory


 

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Arcidonna
“Il bullismo si può sconfiggere” Print E-mail
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In questo modo si conclude la lettera di Alice, la ragazza di 14 anni aggredita a Vigevano da tre studentesse, pubblicata ieri sul Corriere della Sera.
Parole coraggiose quelle pronunciate dalla giovane vittima di una violenza di gruppo inaspettata; parole che spingono a reagire agli atti di bullismo con il coraggio e la consapevolezza di chi sa che soltanto fidandosi degli adulti e parlando apertamente si abbatte il muro della violenza.

“La scuola è parte integrante della società e luogo primario dell’educazione al rispetto. Chiediamo che si tenga conto, all’interno della politica e per la costituzione della Buona Scuola, della necessità di combattere in maniera strutturale problemi come quello del bullismo e della violenza, per i quali diviene necessaria un’azione pervasiva all’interno delle scuole, troppo a lungo rimandata.

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Progetto di Arcidonna - VINCERE LA VIOLENZA sulla DONNA Print E-mail
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Le parole chiave per combattere la violenza sulle donne sono tre:

prevenzione, educazione, cultura.

Il progetto VINCERE LA VIOLENZA sulla DONNA, gratuito e rivolto ad un max di 30 insegnati, comprende 7 incontri ( 4 ore ad incontro) per un totale di 28 ore + 1 seminario conclusivo.

L'impianto tematico prevede la programmazione didattica di genere come strumento di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza contro le donne.

Per richiedere maggiori informazioni scrivere all'indirizzo This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

 
GOVERNO RENZI: 16 MINISTRI, OTTO LE DONNE Print E-mail
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Sedici ministri: otto uomini e otto donne. E' la squadra di governo di Matteo Renzi, segretario del Pd e premier più giovane della storia d'Italia, con i suoi 39 anni. Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. E per la prima volta parità assoluta. Un inizio pienamente democratico ed equilibrato che fa ben sperare, nonostante il compito di dare all'Italia una svolta concreta sia difficile e delicato. Alle ministre l'augurio di un buon lavoro e veri risultati. 

Affari esteri - Federica Mogherini (Pd)
Difesa - Roberta Pinotti (Pd)
Sviluppo economico - Federica Guidi
Salute - Beatrice Lorenzin (Ncd)
Istruzione, università e ricerca - Stefania Giannini (Sc) 
Riforme e rapporti col Parlamento - Maria Elena Boschi (Pd)
Semplificazione e P.a. - Marianna Madia (Pd)
Affari regionali - Maria Carmela Lanzetta (Pd).

 
DIRITTI: EUROPA CONDANNA L'ITALIA Print E-mail
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L'Europa bacchetta l'Italia. Sul diritto di dare ai figli solo il cognome della madre. E ora il Belpaese dovrà correre ai ripari. Con una legge ad hoc. La Corte europea dei diritti umani, infatti, ha stabilito che i genitori hanno il diritto di dare ai propri figli anche il solo cognome della madre. Strasburgo ha così condannato l’Italia per aver negato a una coppia tale diritto. Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici indicano che l’Italia "deve adottare riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata". A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, genitori di Maddalena. La coppia fin dal 1999, quando lo Stato italiano gli impedì di registrare la figlia all’anagrafe con il cognome materno anziché quello paterno, si è battuta per vedersi riconosciuto questo diritto. Ora i giudici della Corte di Strasburgo riconoscono la discriminazione tra coniugi e il non rispetto della vita familiare e privata compiuta dallo Stato italiano nei loro confronti. I giudici sostengono che "se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne". Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi.

 
Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere: Report ISTAT, Sud Italia ancora arretrato Print E-mail
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Gli stereotipi sono duri a morire, si dice. Ma non è sempre vero, se, come dice l’Istat, alcuni clichè sui tradizionali ruoli maschili e femminili sono stati superati perfino nel nostro Paese, storicamente lento ad avanzare nelle questioni di genere. C’è dunque, tra gli italiani, una maggiore apertura a una divisione più simmetrica dei ruoli in famiglia, a un maggiore investimento sui figli da parte degli uomini, all’ingresso delle donne nei luoghi decisionali. Peccato, però, che le donne debbano ancora fare più rinunce dei loro partner, sul lavoro, per motivi familiari. E che al Sud la situazione rimanga decisamente più arretrata che nel resto del Paese. L’Istat ha presentato oggi un report su «Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere», alla presenza del viceministro del Lavoro (con delega alle pari opportunità), Maria Cecilia Guerra. Un’indagine realizzata intervistando donne e uomini per capire la loro percezione su questi temi. È risultato che per la maggioranza (57,7%) la situazione degli uomini in Italia è migliore di quella delle donne: lo pensano le donne (64,6%) più degli uomini (50,5%). Per quattro persone su dieci (43,7%) la donna è vittima di discriminazioni rispetto agli uomini e anche in questo caso a pensarlo sono più le donne (49,4%). Ma, sorpresa, la maggioranza di esse pensa che le donne siano poco o per niente discriminate. Passi avanti si evincono dal fatto che il 77,5% della popolazione non è d’accordo nel ritenere che l’uomo debba prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia; inoltre, la grande maggioranza si dice poco o per niente d’accordo con le affermazioni «gli uomini sono dirigenti migliori delle donne» e «gli uomini sono leader politici migliori delle donne» (80,3% e 79,9%).
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25 NOVEMBRE: GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE Print E-mail
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Il 25 novembre è la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne indetta dalle Nazioni Unite nel 2008. Quest’anno in particolare l’Onu osserva che, sebbene ci siano stati  notevoli progressi nelle politiche nazionali volte a ridurre la violenza sulle donne, più di cento paesi sono privi di una legislazione specifica contro la violenza domestica e più del 70 % delle donne nel mondo sono state vittime nel corso della loro vita di violenza fisica o sessuale da parte di uomini. Tuttavia, anche considerazioni di carattere pratico hanno contribuito a ostacolare ulteriore progresso: senza forti forme di collaborazione e finanziamenti sufficienti non si potranno fare passi in avanti per combattere la violenza. A tale scopo il Segretario Generale si è impegnato a cercare un finanziamento di cento milioni di dollari l’anno entro il 2015, da destinare al Fondo fiduciario per porre fine alla violenza contro le donne.
 
FIRMA LA PETIZIONE PER I 30 DELL'ARTICO Print E-mail
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Ana Paula ha 31 anni, è brasiliana e voleva solo manifestare pacificamente contro la decisione della Russia di trivellare nell’Artico. Ora lei e gli altri 29 membri della nave Arctic Sunrise di Greenpeace sono rinchiusi in una prigione russa e potrebbero doverci stare per chissà quanto. Ma possiamo gettare loro un’ancora di salvezza.  Gli attivisti di Greenpeace, alcuni rinchiusi in celle di isolamento, rischiano quindici anni di carcere con l’accusa assurda di pirateria. Il loro crimine? Aver appeso uno striscione su una piattaforma petrolifera russa per manifestare contro le trivellazioni in profondità in uno dei posti più belli e al tempo stesso fragili del pianeta. Molti governi occidentali hanno già protestato per questa situazione, ma ora Ana Paula e Greenpeace stanno chiedendo aiuto direttamente alla comunità di Avaaz per rendere davvero globale la protesta.  Assieme possiamo rivolgerci ad alcuni dei più importanti partner commerciali e politici della Russia, come Brasile, India, Sud Africa e Unione Europea, per chiedere la liberazione dei 30 dell’Artico. Il nostro obiettivo è il milione di firme per Ana Paula e i suoi compagni. Raggiunto quel traguardo, Avaaz proietterà i loro volti in luoghi simbolici, per mantenere la vicenda sotto i riflettori dei media:

http://www.avaaz.org/it/free_the_arctic_30_loc/?brxVbbb&v=30394 

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25 NOVEMBRE 2014, GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE Print E-mail
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Vivere liberi dalla violenza è un diritto fondamentale dell’individuo. Milioni di donne in tutto il mondo, però, vengono oggi picchiate, mutilate, rapite, stuprate, uccise impunemente.

 

Nonostante l’attenzione globale alla questione stia progressivamente crescendo, accompagnandosi a sempre maggiori tutele giuridiche e normative, i dati sulle violenze contro donne e ragazze rimangono troppo alti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo una donna su tre ha subìto violenza fisica o sessuale da parte del partner ed il 7% delle donne di tutto il mondo sarà prima o poi violentata da uno sconosciuto. L’Unicef conta 125 milioni di donne il tutto il mondo sottoposte a mutilazione genitale. A ciò si aggiungano i dati relativi al femminicidio che, soltanto in Italia, registrano un aumento delle vittime del 14% nell’ultimo anno: 179 donne uccise, una vittima ogni due giorni, sono i numeri che vengono fuori dal secondo rapporto Eures sul femminicidio in Italia, ricordando il  2013 come l’anno con la più alta percentuale di donne uccise mai registrata nel nostro paese.


Il 25 Novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999. Da Nord a Sud, l’Italia intera si mobilita con iniziative, spettacoli ed incontri di sensibilizzazione.

 

Arcidonna celebra questa giornata ricordando Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana impiccata nella prigione di Teheran, il 27 ottobre scorso, dopo 5 anni di prigionia.

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Conciliazione: congedi e telelavoro. Intervista alla viceministra Guerra Print E-mail
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Congedi parentali, organizzazione dell'orario di lavoro nelle imprese, servizi come asili nido e trasporti. In una parola, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Per le donne innanzitutto «ma anche per gli uomini che dovrebbero riorganizzare i propri tempi di vita», puntualizza Maria Cecilia Guerra, viceministra del Lavoro con delega alle Pari opportunità. Il gruppo di lavoro nominato dal ministro Giovannini si è riunito ieri per iniziare a dipanare la matassa. Obiettivo: portare a casa, entro il 15 maggio, un pacchetto di proposte, normative e non, per tentare di scalfire il granitico assetto dell'organizzazione di vita e di lavoro soprattutto delle donne. Poi la palla passerà al Governo che dovrà tradurle in iniziative concrete, servendosi anche della più agile via amministrativa e della leva dei finanziamenti.
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CIAO ALESSANDRA Print E-mail
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CIAO ALESSANDRA

GRAZIE PER LO STRAORDINARIO CONTRIBUTO CHE HAI DATO A PALERMO,
PER ESSERE STATA UNA COMPAGNA INSOSTITUIBILE NELLE NOSTRE BATTAGLIE IN FAVORE DELLE DONNE,
PER LA GRINTA E L'ENTUSIASMO CON CUI TI RICORDEREMO SEMPRE. 

ARCIDONNA TI SALUTA COMMOSSA. 

 
PRIMARIE UE: Monica Frassoni Presidente Print E-mail
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“Come sapete nel 2014 ci saranno le elezioni per il nuovo PE e la nuova Commissione. Ho scelto di candidarmi alle Primarie Verdi perché voglio dare un mio personale contributo a questo esperimento di democrazia on-line. È questo lo strumento giusto per dimostrare ai cittadini che esiste un'alternativa a questa negatività che avvolge oggi l'Europa: e questa alternativa è verde. L'Europa non è ancora pronta per un presidente della Commissione ecologista? Siamo solo una goccia nell'oceano di attori della rivoluzione verde che verrà? Forse, ma possiamo cominciare a raccogliere consenso. Possiamo fin da adesso dimostrare che il voto per le Primarie Verdi non è solo una simpatica trovata, ma un serio impegno a creare uno spazio politico di portata Ue. Un progetto europeo condiviso esisterà solo nel momento in cui eleveremo la democrazia al di sopra dei singoli contesti nazionali e l'Ue sarà, così, percepita dai cittadini come un'istituzione utile, integrata e legittima.” La Presidente nazionale di Arcidonna, Valeria Ajovalasit e l'Associazione tutta, sostengono la candidatura di Monica Frassoni.

IL PROGRAMMA DI MONICA FRASSONI

 

VOTA SU WWW.GREENPRIMARY.EU

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GLOBAL GENDER GAP REPORT 2013: ITALIA ULTIMA IN EUROPA Print E-mail
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Parità uomo donna: Italia ultima in Europa. Su 136 Paesi, l'Italia arriva solo al 71esimo posto per quanto riguarda l'uguaglianza delle opportunità tra i sessi ed è l'ultima in Europa. Lo indica il Global Gender Gap Report 2013 del World Economic Forum (WEF) di cui oggi è stata pubblicata l'ottava edizione. In vetta alla classifica si trovano i quattro paesi nordici europei, Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia, mentre fanalino di coda è lo Yemen.
La ricerca svolta dal WEF - che riguarda 136 Paesi, nei quali si concentra il 93% della popolazione mondiale - esamina il problema delle pari opportunità in diversi ambiti, dalla sanità, alle possibilità di sopravvivenza, all'accesso all'istruzione, alla partecipazione alla vita lavorativa, sociale, politica ed economica. Il Global Gender Gap Report 2013 rileva che 86 Paesi hanno migliorato il gap tra il 2012 e il 2013, soprattutto nel campo della partecipazione politica, dove sono emersi i maggiori progressi. Fra i primi 10 paesi figurano anche le Filippine e il Nicaragua. Dei paesi del G20, il più virtuoso è la Germania, pur al 14esimo posto. Gli Stati Uniti sono in 20esima posizione, la Russia è 61esima, la Cina 69esima, l'India 101esima. "Molti Paesi devono cambiare radicalmente mentalità per quanto riguarda le questioni legate al capitale umano e, in particolare, su come integrare meglio le donne nei piani alti dell'economia", ha indicato il fondatore del WEF Klaus Schwab citato nel comunicato. "Questo cambiamento nel modo di pensare e di agire non è un obiettivo del futuro, ma dev'essere attuato adesso", ha aggiunto Schwab.
Roma, 25 ott. (TMNews) LEGGI IL REPORT INTEGRALE
 
Malala Yousafzai Premio Nobel per la libertà di persiero Print E-mail
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Malala Yousafzai è l’incarnazione del coraggio e della pace e per questo motivo il Parlamento europeo le ha assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero. Il premio, il nome è dello scienziato e dissidente sovietico Andrej Dmitrievic Sacharov, dal 1988 viene assegnato a personalità o organizzazioni che abbiano dedicato la propria vita alla difesa dei diritti umani e delle libertà individuali.
L’anno scorso è stato attribuito all’avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh e al regista de “Il cerchio” (2000), anche lui iraniano, Jafar Panahi. Malala Yousafzai, è appena uscito il suo primo libro dal titolo “Io sono Malala”, è l’adolescente pachistana sfuggita nel 2012 a un attentato dei talebani che volevano impedirle di andare a scuola. (qui il video del suo toccante discorso all’Onu)

Il presidente dell’europarlamento Martin Schulz annunciando la scelta di premiare la giovane pachistana, davanti ai giornalisti prima di comunicarla ufficialmente in plenaria ha dichiarato: La Conferenza dei presidenti ha deciso all’unanimità di onorare Malala Yousafzai, questa ragazza della Valle dello Swat in Pakistan, per il suo coraggio di andare a scuola, di incoraggiare le altre ragazze ad andare con lei a scuola in un ambiente ostile, mentre era minacciata di morte dai talebani. Dopo le minacce è stata attaccata. Fortunatamente è sopravvissuta ai colpi che quei criminali le hanno sparato. Così il Parlamento europeo ha deciso di onorare una ragazza che ha incoraggiato le altre con il suo esempio: andiamo a scuola, non facciamoci intimidire, pretendiamo i nostri diritti di ragazze, donne, ad essere rispettate. Riuscire a farlo sotto minaccia di morte, significa che questa è davvero una ragazza eroica ed io sono fiero che il Parlamento europeo abbia riconosciuto l’esempio di questa ragazza”.

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