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TRALESPONDE: una settimana di sorrisi, giochi, amicizia e "speranza" Stampa

 

 

IL QUARTIERE loro lo vogliono così: colorato e pieno di spazi per giocare. Loro sono gli abitanti del quartiere Gorgo Rosso di Mazara del Vallo e gli immigrati maghrebini della casbah, che ogni giorno, per una settimana, hanno trasformato la periferia mazarese incentro. Grazie all’iniziativa Tralesponde promossa da Arcidonna, dall’associazione Cici e spalleggiata dai Comuni di Mazara e di Salemi, per una settimana hanno trasformato Gorgo Rosso in un laboratorio a cielo aperto. I bambini delle scuole elementari e medie hanno lavorato sullo spazio antistante la Scuola Media Boscarino, uno spazio lasciato al degrado assoluto pieno di erbacce e container vuoti, e lo hanno trasformato in un parco giochi.

Sono stati tenuti due laboratori partecipati,uno di fotografia, guidato da Antonia Giusino, e uno di arte urbana, dell’artista spagnolo Tono. Grazie a questi due laboratori,quello che prima era uno spazio inutilizzabile, oggi può vantare un campo di calcio dipinto a terra, un labirinto colorato e un campo per il gioco della campana. Su tutta le recinzione dello spazio ci sono le opere disegnate dai bimbi maghrebine campeggia a caratteri culturali la scritta “speranza”. Speranza che lo spazio pubblico diventi spazio condiviso,in cui i desideri e le aspettati vede gli immigrati, così come della popolazione autoctona, vengano accolti. Speranza è anche il nome della comunità nella quale si lavora per l’integrazione degli immigrati. «I lavori e i dipinti dei bambini sono l’esempio che loro hanno un’idea di come si può cambiare,un quartiere, una città e perché no, il mondo», sono le parole di suor Paola che ogni giorno ha accompagnato i bimbi dalla casbah al Gorgo Rosso. Il laboratorio di arte urbana ha permesso anche la realizzazione di due murales che ritraggono i volti del quartiere sulle facciate laterali di due palazzine. «Abbiamo cominciato lunedì e siamo partiti con una minaccia di denuncia da parte degli abitanti di Gorgo Rosso che ci gridavano“dite al Comune di ripararci le case, anziché fare ‘ste cose” e siamo arrivati a giovedì sera con le mamme che accompagnavano i loro bimbi, i bimbi di Mazara a giocare con i bimbi tunisini», dice Simonetta Scaccia di Arcidonna. È stato anche realizzato un orto urbano nel quale sono stati piantati il basilico, le zucchine e il prezzemolo. Dall’orto la sfida su quello che è accaduto in questi giorni a Mazara non sia un evento straordinario, ma possa diventare pratica di condivisione e di cura delle cose di tutti. Per una settimana la periferia è diventata centro e gli immigrati hanno smesso di essere un’emergenza o una notizia di cronaca per diventare risoluzione creativa e innovazione. E se si chiede in una parola di che cosa ha bisogno il quartiere, c’è una sola risposta:attenzione. Non soluzioni preconfezionate, ma ascolto e proposte.