Osservatorio di genere


 

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1861/2011 - 150 Anni d'Italia Stampa E-mail
 
Quote rosa: ok del governo dal 2015 Stampa E-mail

Il provvedimento approvato dalla commissione Finanza. Quote rosa: ok del governo dal 2015. Il 30% di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa. Ora il voto del Senato.
Il governo ha ritirato il parere negativo sull'emendamento sulle quote rosa (30% di donne) nei consigli di amministrazione delle aziende quotate in Borsa o a partecipazione pubblica. Il provvedimento si è così sbloccato alla commissione Finanza al Senato, dopo che martedì l'esecutivo - accogliendo le perplessità degli industriali - si era opposto all'entrata a regime dal 2015 proponendo il 2018. Il governo ha quindi ritirato il parere negativo all'emendamento Germontani sui cui si riconosce l'intera Commissione e questo ha consentito di approvare il disegno di legge sulle quote rosa che ora andrà in aula dopo il voto bipartisan dei mesi scorsi alla Camera.  ITER - Comunque, in caso di approvazione - che secondo alcuni analisti a questo punto non è affatto scontata - il testo dovrà tornare a Montecitorio. Martedì in commissione erano già state ammorbidite le sanzioni: non più la decadenza immediata dei consigli di amministrazione che non rispettano la legge, ma prima una diffida poi una multa e, solo alla fine, la decadenza.

 
Suoni, Gesti, Parole di Donne e Uomini: Colonne di un ponte sul Mediterraneo Stampa E-mail

VENERDÌ 4 MARZO 2011, ALLE ORE 16.00, PRESSO L'AULA MAGNA BORSELLINO DEL LICEO MELI PALERMO, SI SVOLGERA' LA MANIFESTAZIONE DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO "Suoni, Gesti, Parole di Donne e Uomini: Colonne di un ponte sul Mediterraneo"
sono invitati tutti i genitori e gli studenti

Il progetto, ideato e condotto da LICEO MELI, “ARCIDONNA ONLUS”, ISTITUTO SUPERIORE DI STUDI MUSICALI “A.TOSCANINI” RIBERA,” ARS NOVA”, ASSOCIAZIONE SICILIANA PER LA MUSICA DA CAMERA, PALERMO, prevede due percorsi paralleli: il percorso del teatro e della letteruatura e il percorso della musica

Gli alunni e i genitori interessati a partecipare possono presentare la domanda di iscrizione ai corsi presso la segreteria alunni edel Liceo Meli (Palermo) e richiedere maggiori informazioni alle professoresse Isabella Albanese e Giuseppina Buscemi. IL PROGETTO NON PREVEDE ALCUN ONERE PER LE FAMIGLIE.

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DOMENICA 13 FEBBRAIO LE DONNE SCENDERANNO IN PIAZZA Stampa E-mail

INVITO ALLE DONNE ITALIANE A PARTECIPARE AD UNA GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011

Le INIZIATIVE CITTA' PER CITTA' Se non ora, quando?

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani. Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che - va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia - hanno costruito la nazione democratica.Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile. Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici. Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione. Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale. Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne. L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTA’ ITALIANA

 
ISTAT: una donna su due non ha lavoro e ha anche rinunciato a cercarlo. Peggio solo Malta. Stampa E-mail
L'Italia non è un paese in salute, soprattutto per giovani e donne: una su due non ha lavoro e ha anche rinunciato a cercarlo. Stesso destino per un giovane su cinque: non studia e anche lui ha rinunciato a cercare un posto di lavoro. E' la fotografia con molti toni grigi che descrive come sta andando il paese, come risulta da oltre 100 statistiche tra aspetti demografici ed economici, culturali e sociali. Si chiama "Noi Italia" ed è un dossier curato dall' Istat, (clicca qui per la versione integrale). In Italia, quindi, un giovane su cinque non studia, nè lavora: i ragazzi «non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, ma neppure impegnati in un'attività lavorativa, sono poco più di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni (anno 2009), la quota più elevata a livello europeo». Il tasso di inattività femminile italiano nel 2009 (48,9%), è stato il secondo più alto dell'Ue a 27, inferiore solo a quello di Malta.
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AAA GIOVANI CERCASI Stampa E-mail
 
Nell'ambito del Progetto GIACS (APQ - Giovani Protagonisti di sè e del Territorio) coordinato da Arcidonna, la Città di Salemi, partner di progetto, ha indetto un bando pubblico per la ricerca e selezione di 6 tutor e 4 stagisti da inserire nella "bottega creativa" del Comune. I giovani, di età massima trenta anni, lavoreranno per ideare e realizzare iniziative volte  allo sviluppo delle attività di progetto e alla valorizzazione del territorio. La durata dello stage è di 6 mesi, la scadenza per la presentazione delle domande è il 18 gennaio 2011. Consulta il bando integrale.
 
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SE NON ORA QUANDO? L'8 MARZO. Stampa E-mail

L’Italia non è un paese per donne e noi vogliamo che lo sia.

Nell’anno in cui si celebra il 150esimo dell’Unità d’Italia, diamo ancora più valore all’8 marzo, giornata nata più di un secolo fa per onorare le lavoratrici di tutto il mondo, diventata nel tempo festa delle donne e oggi occasione di rinascita per il nostro Paese.
Vogliamo un’Italia capace di stare nel mondo, in modo aperto e solidale con tutti i popoli, soprattutto con quelli che lottano per la libertà come ora quelli del Nord Africa.
Vogliamo che l’8 marzo sia, come il 13 febbraio, il giorno di tutte. Delle donne che lavorano stabilmente fuori e dentro casa, di quelle che cercano lavoro e non lo trovano, delle lavoratrici costrette al lavoro nero, delle licenziate, delle precarie, delle tante che hanno lasciato lontano le loro famiglie per occuparsi delle nostre, e delle donne ridotte in schiavitù. In Italia è diffusa una precarietà che non è solo di lavoro ma di vita. Coinvolge un numero crescente di donne e uomini. Con il 13 febbraio abbiamo detto che la libertà, la dignità e la vita delle donne sono il presente e il futuro del paese, e il modo in cui vengono o non vengono raccontate nell’informazione e nei media è una grande questione nazionale. La nostra forza è la nostra presenza, libera e consapevole. In piccoli o più grandi gruppi, in centro o nelle periferie, ma dobbiamo esserci. Con presidi, flash mob, piccoli cortei, assemblee.
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IL GRIDO DELLE DONNE AL PAESE UMILIATO Stampa E-mail

 


Duecentomila a Roma, centomila a Milano e Torino, 50mila a Napoli, 30mila a Firenze, 20mila a Palermo, persino a Bergamo 2000. In tutte le 230 piazze italiane, più una trentina straniere, almeno un milione, forse di più, non ha importanza. Importa l´immenso, forse inaspettato successo, il risveglio improvviso di chi sembrava rassegnato al silenzio, a subire, ad adeguarsi. Invece il messaggio delle donne, ‘se non ora quando?´, è corso veloce ovunque, e ha riempito le piazze come un richiamo ineludibile, finalmente sorridente, entusiasta, liberatorio. Basta, basta, basta! Il basta delle donne al di là di bandiere e partiti, il basta contro questo governo e questo premier, il basta contro la mercificazione delle donne ma anche contro l´avvilimento di tutto il paese. Il basta gridato da tutte, le giovani e meno giovani, le attrici e le disoccupate, le studentesse e le sindacaliste, le suore e le immigrate, le casalinghe e le donne delle istituzioni, facce note ma soprattutto ignote, donne tutte belle finalmente, non per tacchi a spillo o scollature o sguardi seduttivi, ma per la passione, e l´indignazione, e l´irruenza, e la coscienza di sé, dei propri diritti espropriati e derisi: e uomini, tanti, finalmente non intimiditi o infastiditi dal protagonismo femminile, consci che il basta delle donne poteva avere, ha avuto, un suono più alto, più felice, più coraggioso, cui affiancarsi, da cui ripartire per cambiare finalmente lo stato del paese. In mano alle donne, ieri, la politica si è fatta più radicale e credibile, perché ha usato le parole, le voci, i gesti, non per le solite invettive e ironie e slogan e promesse che intorbidiscono e raggelano, ma per raccontare il disagio, la paura, la fatica, la rabbia, l´umiliazione, che le donne vere sopportano ogni giorno, come lavoratrici senza lavoro, e madri senza sostegno pubblico, e professioniste la cui eccellenza non le esime dalla precarietà, e giovani donne che non possono fare figli perché senza sicurezze per il futuro, e donne che nessuno protegge dallo sfruttamento, dai maltrattamenti, dall´amore assassino dei loro uomini. [...] Le donne promettono obiettivi ambiziosi, assicurano che non torneranno indietro, soprattutto che dopo una così straordinaria, spontanea prova di forza, niente, ma proprio niente, sarà più come prima.

 

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RUBYGATE, ARCIDONNA ANNUNCIA: PRONTE A COSTITUIRCI PARTE CIVILE , DOPO IL RINVIO A GIUDIZIO Stampa E-mail

Arcidonna è pronta a costituirsi parte civile non appena la Procura di Milano rinvierà a giudizio  il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a seguito delle indagini sul cosiddetto “Rubygate”. Lo ha comunicato Valeria Ajovalasit, presidente dell’associazione che da 25 anni è in prima linea nella lotta contro le discriminazioni di genere e che il 13 febbraio prossimo sarà nelle piazze italiane insieme a tutte le donne indignate. “Riprendiamoci in mano il nostro Paese – dice Valeria Ajovalasit – non siamo disposte a tornare indietro sulle nostre conquiste . Per questo e per le donne italiane, Arcidonna si costituirà nel  processo contro Berlusconi. Occorre mobilitarsi – prosegue la presidente - per difendere quella parte di Italia sana fatta da milioni di donne libere che svolgono quotidianamente il loro lavoro con competenza, con intelligenza, con sacrificio, con coraggio. Nonostante tutto. È il momento di reagire e di trasformare l'indignazione in azione. La Democrazia ha bisogno delle donne. Basta al corpo usa e getta, basta alle raccomandazioni, basta alla corruzione, basta alla mercificazione”. È il momento di reagire e di trasformare l'indignazione in azione. Aderite all’appello Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Se non ora, quando? Per manifestare insieme a noi contattaci Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
SorELLE d'Italia: una ricerca, 15 mosse per migliorare la vita delle donne Stampa E-mail
Li hanno chiamati gli stati generali della donna e hanno messo insieme una quantità straordinaria di informazioni. Hanno indagato tutto: dal lavoro all'amore, dalla maternità al sesso, dai desideri ai bisogni. Hanno intervistato loro, le donne reali; hanno parlato con le centinaia di associazioni che le rappresentano e a volte le dividono e sono miracolosamente riuscite a fare una sintesi; hanno fatto il punto su quello che si muove a livello politico e oggi, all'Università Bocconi, le hanno chiamate tutte a raccolta soprattutto per illustrare le quindici proposte concrete che sono emerse da questa ricerca. Otto mesi di lavoro a tappeto, centinaia di interviste, focus group, incontri a tu per tu, sondaggi; e alla fine un elenco di quindici cose da fare per rendere più felici le donne. Quasi un programma politico che ha l'ambizione, però, di non riguardare solo quella metà del cielo: perché - scrivono - se nella società italiana sarà possibile migliorare la qualità della vita delle donne, la vita sarà migliore per tutti. di Cinzia Sasso da La Repubblica (gen. 2011)
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Conciliazione lavoro famiglia: convenzioni con le regioni Stampa E-mail
Concedere finanziamenti alle Regioni per il sostegno alle lavoratrici, ed in particolare per agevolare la conciliazione tra i tempi di lavoro e quelli da dedicare alla famiglia. E’ questo l’obiettivo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri che al riguardo, e così come previsto dal Piano Italia 2020, ha sottoscritto con Toscana, Umbria, Regione Piemonte, Sicilia e Regione Emilia Romagna, le prime convenzioni per la concessione dei finanziamenti. In particolare, nell’ambito di Piano Italia 2020, il progetto sottoscritto da Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro, e da Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, il sostegno finanziario alle Regioni per la conciliazione lavoro-famiglia avviene attraverso uno stanziamento pari a complessivi 40 milioni di euro. Dopo la firma delle convenzioni da parte delle Regioni sopra citate, a breve, in accordo con un comunicato ufficiale emesso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, firmeranno anche l’Abruzzo, il Lazio, il Veneto, la Regione Lombardia, le Marche, la Regione Liguria, ed a seguire poi anche tutte le altre Regioni italiane.
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Amnesty International: campagna contro la mortalità materna Stampa E-mail

L'Unicef: quattro milioni di bambini perdono la vita alla nascita o nei primi 28 giorni. Campagna di Amnesty International per contrastare questa strage. Ogni anno 350mila donne muoiono durante il parto: 95% in Africa e Asia.

In molti Paesi venire al mondo è un già un bel problema, figurarsi poi vivere dignitosamente: chi tira a campare è già fortunato. Sono circa 350mila le donne che muoiono ogni anno durante il parto o per complicazioni relative. Chi tenta di nascere non se la passa meglio, anzi: sono 4 milioni i bambini che perdono la vita durante il parto o entro i primi 28 giorni successivi. Questa ecatombe divide il mondo in due parti disuguali: il 99% di questi decessi avviene in paesi in via di sviluppo. Da un rapporto Unicef risulta che il 95% della mortalità materna avviene in Africa e in Asia. La nascita dovrebbe essere un denominatore comune che non fa distinzioni; a questo ci pensa poi la vita. Ma almeno il punto di partenza dovrebbe essere uguale per tutti: cominciare da orfani non è un buon inizio. La Sierra Leone ha il più alto tasso mondiale di decessi materni e due soli paesi, India e Nigeria, registrano un terzo delle morti di tutto il mondo.

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